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Full text of "Bollettini ECN Milano"

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FEBBRAIO 1 993 





INDICE dei Kontenuti 


Pag. 1 Chi sono gli"amici del popolo" 

e perchè lottano contro i situazionaufi 

Intervista a Fabrizio Bellettati, fondatore del collettivo 
Transmaniacon, Bologna, febbraio 1 993 

4 La muffa della forma-corteo 

R.B. Transmaniacon, Bologna, 13 dicembre 1992 

6 Transmaniacon: nuovo antibiotico per tutte le esigenze??? 

b. & b. per C.O.C.A., Milano, febbraio 1 993 

8 E alura? Una risposta ai compagni di C.O.C.A. per non 
restare confinati in una Brucoli mentale 

Fabrizio Bellettati, Bologna, 7 febbraio 1 993 

9 Bibì & Bibò 

Fanzine/bollettino telematico 
Transmaniacon, Bologna, febbraio 1 993 

1 1 Telegrafico(n) 

b. & b. per C.R.A.K. (ex C.O.C.A.) 

Milano, febbraio 1 993 

12 II ventre del situazionauta 

R.B. Bologna, novembre 1 992 - febbraio 1 993 

19 Lo zio Sam ci riprova 

Roma, 1 2 febbraio 1 993 

26 Un'altra morte di Stato 

Radio Evasione 
Padova, gennaio 1 993 

29 "La campana" non addomesticata 
dal carcere speciale di Voghera 

Comitato Controsbarre Leoncavallo 
Milano, gennaio 1 993 

33 Programmazione dei concerti del Centro Sociale Leoncavallo 


F.i.P. MI Leoncavallo 22 - 20.2.93 



ecn milano 


CHI SONO GLI "AMICI DEL POPOLO" 

E PERCHE' LOTTANO 
CONTRO I SITUAZIONAUTI 

Intervista a Fabrizio Belletati, 
fondatore del Collettivo Transmaniacon 
Bologna, febbraio 1993 




Come mu- 
oversi nell’in- 
terzona? Come spe- 
rimentare l'irrecupera- 
bilità, come allargare fratture 
irrifunzionalizzabili, come costruire 
codici di sovversione che gli scienziati 
sociali non riescano a decrittare?”, si chiede 
R. B. in “Transmaniaci contro il dominio” (CON- 
FLICT. DOC, European Counter Network, maggio 
1 992). Questo "muoversi nell'interzona” ha alimentato 
un vivace dibattito nel movimento antagonista, ha 
causato polemiche, telefonate alle radio, lunghe tirate 
nelle assemblee, innumerevoli conversazioni e 
discussioni a proposito del significato dei testi, delle 
provocazioni e degli eventi comunicativi organizzati 
dal Collettivo Transmaniacon. 

T utta questa criptoanalisi ha generato più tenebre che 
luce e, dato che Transmaniacon (intendo qui il pro- 
gramma radiofonico, da cui vengono tratti i materiali 
che poi circolano nella rete ECN) è oggi uno dei prodot- 
ti più discussi e - spesso volutamente - fraintesi nella 
frastagliata area dell’Autonomia, i loro messaggi - 
siano essi subliminali o sovraliminali - hanno un forte 
impatto culturale. Avendo compreso l'enormità della 
confusione, ho intervistato colui che viene indicato 
come il “divulgatore" del collettivo, Fabrizio Belletati, 
percogliere una prospettiva di questo lavoro sui codici 
e sullo spettacolo. Questo articolo potrebbe rispondere 
ad alcune domande, come potrebbe anche essere 
privo di utilità. 


D . 

A chi si 
rivolge il vo- 
stro lavoro, e che 
significa "muoversi 
nell’interzona in modo 
transmaniaco”? 

FB. Inizio col dire che abbiamo del 
precursori: tutto il percorso della teoria critica 
radicale, i situazionisti, i negazionisti, ma anche 
svariate esperienze nell’underground... E naturalmente 
c'è Dada: Guy Debord scrisse nel ’58 che ogni futuro 
intervento di negazione radicale dello spettacolo e del 
quotidiano avrebbe avuto in sè qualcosa di Dada, 
senza per questo avere nulla a che fare con le forma- 
lizzazioni “artistiche", non ce ne frega un cazzo dell’- 
arte... Dunque, noi partiamo da un semplice presup- 
posto: un linguaggio dominante non si definisce di per 
sè, si definisce IN NEGATIVO rispetto alle possibilità 


Febbraio 1993 


1 



ecn milano 


di in- 
crinarlo, 
sgretolarlo, 
sabotarlo. Questo 
è oggi contrario atutte 
le apparenze, ma siamo 
convinti che esista un livello di 
resistenza primaria alia ricetta- 
zione delle parole da parte del potere. .. 

Il potere non crea niente, recupera. Se il 
potere fosse in grado di creare il senso delle 
parole, tutto il linguaggio non sarebbe altro che 
informazione; come dicevano i situazionisti, "non ci 
sarebbe poesia [... ] ora, cos’è la poesia se non IL 
MOMENTO RIVOLUZIONARIO DEL LINGUAGGIO, 
inseparabile in quanto tale dai momenti rivoluzionari 
della storia... ?”. Al contrario, l'informazione è "la 
poesia del potere”, la negazione della comunicazione 
immediata nel reale al fine di mantenere l'ordine. 
Quello che stiamo chiamando “poesia” non c'entra un 
cazzo con lo scrivere in versi, bensì significa liberare 
il linguaggio, usarlo per PRODURRE EVENTI, ed 
usare gli eventi per creare un nuovo linguaggio... Per 
quanto riguarda I’ Interzona, questo è un richiamo - 
testuale, letterale - al Quartiere internazionale della 
Tangeri del dopoguerra, descritto più volte da William 
Burroughs; un quartiere popolato o semplicemente 
attraversato da soggettiditutti itipi, dalle più contrastanti 
informazioni. L'accezione che abbiamodatoaltermine 
è quello di una “nicchia”, una fetta di spazio-tempo, 
unaterra momentaneamente senza padroni che viene 
creata dalle opposte tendenze dell’anticipazione - 
l’esplodere della Critica, il prodursi dell’evento 
spiazzante, ad es. il punk - e del recupero - il 
riassorbimento dell'anticipazione nel linguaggio 
dominante, lo svilimento e la “messa al lavoro” della 
critica. Il recupero non avviene mai senza sfasature, 
senza “scarti”, residui. Il dominio è sempre crisi, non 
può eliminare un'anomaliasenza produrne altre... Noi 
siamo interessati a questi scarti, pilotare queste 
anomalie verso la sovversione cosciente, ci interessa 
stare nelle interzone (a nostro rischio e pericolo) 
perchè è lì che avviene tutto. Guarda le subculture 
giovanili, quanto possano essere ambivalenti, prima 
sovversive e poi funzionali, o ad un tempo ambedue 
le cose. Andrea Colombo, in un suo articolo su “Luogo 
comune", parlava di “eccedenze" delle subculture... 
Dobbiamo affondare gli stivali in questi strani pantani, 
per capire come funzionano oggi le cose. 


D. Hai parlato di “eventi spiazzanti”. Cosa significa 
oggi "spiazzare”, come possono avvenire 
detournamentì delì'informazione ufficiale? 

FB. Oggi è impossibile lo “spiazzamento" per come 


era 
concepi- 
to un tem- 
po... In una so- 
cietà iperinformativa 
come quella in cui 
viviamo, ogni messaggio è 
già laterale e subliminale. L’unico 
modo di sovvertire i codici è tendere 
alla separatezza, costruire eventi- 
ambienti (chiamale "interzone" con un altro 
nome, e su un altro livello... Insomma, chiamale 
“situazioni”). Un nostro compagno, Riccardo, usa 
l'espressione “autodeterminazione ambientale". Dice 
che non c’è un ecosistema da salvare, c’è caso mai un 
ecosistema dadistruggere. Con “Ecosistema” s’intende 
naturalmente anche il Codice, il sistema dei segni e 
dell’informazione... Non ci interessa una scienza 
dell’informazione, ma unascienzadelsuosabotaggio, 
un’anticibernetica transmaniaca. 


D. Qui ti volevo: Cosa significa esattamente 
“transmaniaco”? E cosa significa “situazionauta”? 

FB. Sono quasi due sinonimi: Transmaniaco è chi 
opera per produrre eventi, per estrarli col forcipe 
dall’intrigo di pseudoeventi in cui ci costringe la 
sopravvivenza quotidiana. 

Abbiamo ripetuto più volte che questa parola è tratta 
da un romanzo di fantascienza, un romanzo di John 
Shirley. E' spesso questa fiction “negativa” a ispirarci, 
questa narrativa d’anticipazione, cinica, corrosiva... 
Essere transmaniaci significa precipitarsi dentro 
l’interzona per rendere più difficile il recupero, per 
scompigliare tutto; ma significa anche provocare, 
dissestare la quotidianità, lottare soprattutto contro la 
strategia della noia, deila sopravvivenza e dello svacco 
forzato. Sono queste oggi le strategie dell’avversario 
di classe. “Scompigliare tutto", come dicevo prima, 
oggi ha un grande valore politico! Non serve parlare 


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Giornale Telematico per l'autonomia in rete 



ecn milano 


nel _ — ^ 

movimen- ^ Y v _ 

to di teoria, ' ” 

prassi e organiz- 
zazione se non si tie- 
ne presente questo. 

Situazionauta, come dice la 
parola, è chi naviga nelle situa- 
zioni, chi le attraversae le squarcia... 

Parlo delle situazioni costruite dal potere, 
non di quelle costruite da noi, che hanno un 
ben diverso valore, di riappropriazione deliavita. 


D. In che rapporto vi ponete con la “contro- 
informazione”? 

FB. La controinformazione oggi è spesso viziata da 
una miriade di pregiudizi che definirei "metafisici”. 
Sono pregiudizi che hanno comunque condizionato 
anche le esperienze più feconde di critica radicale: è 
il credere che esista l'antinomia verità - menzogna, e 
che nostro compito sia affermare il Vero, anzi il vero 
Vero! Anche Debord cade in questa trappola quando 
dice che il proletariato ha il compito di affermare la 
Verità nel mondo. 

Sono le incrostazioni idealistiche nel vecchio 
“materialismo dialettico”, la verità oggettiva etc... Lo 
Spettacolo non è semplice menzogna, proprio come 
l’Ideologia non è solo falsa coscienza. Come diceva il 
vecchio Karl, sono verità parziali generalizzate 
indebitamente. Lospettacoloèunsistemadisimulacri 
che non sono nè veri nè falsi: hanno la loro verità, ed 
hanno la loro menzogna. Con questo voglio dire che 
è inefficace Passalto frontale", lo scontro molare con 
le “falsificazioni” dei media... Occorre immergersi nel 
vortice, imparare a sabotare in modo fluido i codici 
dominanti, nel modo più fluido possibile, e più 
imprevedibile. Altrimenti esprimeremo solo miseria e 
sconforto, perchè loro hanno indubbiamente mezzi 
più potenti, apparentemente monolitici ma in realtà 
elastici, adatti a tutte le dimensioni dello scontro, a 
quelle locali, molecolari, e a quella generale, molare. 
Non c’è nessun Moloch, c'è un sistema complesso 
composto di tante istanze, di tanti subsistemi da 
assaltare, intaccare... 


D. E’ abbastanza chiaro ciò che intendi per 
“ Antinformazione E “Antipolitica”? 

FB. Quella della politica è solo una sfera separata del 
dominio. 

Le sfere separate ci interessano solo se ci permettono 
di risalire alla globalità. Mai come oggi il potere è stato 
così transpolitico, metapolitico. Quando parliamo di 



anti- 
politica 
intendiamo 
appunto sotto- 
lineare che è la To- 
talità l’unico possibile 
contesto di riferimento per 
la lotta di classe. Noi non fac- 
ciamo politica, facciamo lotta di 
classe. Ricondurre i conflitti al Politico è 
quasi sempre il modo più rapido per spe- 
gnerli, per accelerarne il decorso. Guarda la 
cosiddetta“Pantera’’ditreannifa: le facoltà occupate 
erano piene di soggetti che facevano salti mortali per 
incanalare le svariate forme di socialità ed espressione, 
per ricondurle a profili più “politici”, finendo perfacilitarne 
la descrizione, la spettacolarizzazione e quindi il 
recupero... L'autonomia del movimento si conquista 
non forzandone lo sviluppo, non costringendolo su 
ritmi non suoi... E l’unico modo è rendersi indescrivibili, 
non ricodificabili “politicamente”. 


D. Quali sono i progetti futuri del Collettivo 
Transmaniacon? 

FB. Vogliamo concentrarci sull’autodeterminazione 
ambientale: serate transmaniache, eventi forti, 
contestazioni, anticonferenze ... Inoltre procediamo 
verso l’abolizione della trasmissione su Radio K 
Centrale. L'idea sarebbe quella di microtrasmissioni 
improvvise e sporadiche, senza menzione sul 
palinsesto; e poi una maggiore attenzione per la 
dimensione video, accentuare l’ipermedialitàdel nostro 
agire. E naturalmente, sempre in interazione con la 
rete ECN. 

a cura di Mastro Ciliegia 


□ □□□□□□ 


Febbraio 1993 


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ecn miiano 


LA MUFFA DELLA FORMA-CORTEO 



Non abbiamo mai visto nessuno vantarsi a 
questo modo: "Cazzo, quanto sono figo ! Parlo a sten- 
to l’italiano, so contare a malapena fino a 1 0, sono dav- 
vero impedito!”. Eppure lo stizzito grido di guerra: “Voi 
di Transmaniacon siete dei bastardi, perchè io non ho 
vogliadicapirvi!”risuonaaBolognadamesi,sispegne 
e poi riprende a circolare con accento rancoroso. 

Certo se il fine di T ransmaniacon fosse solo 
quello di non farsi capire, sarebbe agevole definirlo, 
incasellarlo. Ma siccome cosi non è, e siccome "Non 
riesco a seguirvi" non può essere considerato un 
giudizio, occorre spiegare questi atteggiamenti 
lavorando di badile, scavando in quel letamaio che è 
oggi la nostra convivenza nel movimento. 

Evidentemente, per molti compagni non è 
"vera” comunicazione antagonista quella che non 
permette di versare la lacrimuccia, che non rispetta le 
icone, non adotta il consueto tono retorico-vittimistico 
nè ricorre all’obbligatorio ciarpame ideologico. Noi 
invece aborriamo i logori e inutili canti di lotta; non 
puntiamo gli indiscreti occhi della propaganda sugli 
immigrati piangenti; sfuggiamo la pigrizia mentale che 
va a condensarsi in slogans da tempo privi di significato 
ma inesorabilmente riproposti; troviamo noiose e 
controproducenti le sfilate e processioni che tanto 
mandano in visibilio il militonto. Preferiamo inoltrarci a 
nostro rischio e pericolo nella produzione di spettacolo, 
nuotare senza illusioni nella merda dei codici dominanti, 
aggredire con cinismo i nostri residui di cultura 
borghese, cercare di raschiarli via dai cervelli di 
quanti/e si credono sovversivi/e e/o si rappresentano 
come tali. 


Ma eccoci al punto: “la comunicazione an- 
tagonista deve farsi comprendere dalla gente. SI’ O 
NO?" Ebbene: Sì E No! 

a. Sì, ma che cazzo è ‘sta “gente"? Cos’è 
questo "sociale"? Mai come in questo periodo se ne è 
parlato tanto: Bossi, Occhetto, Orlando, Funari.Curzi, 
fino ai barbudos nel movimento antagonista. Tutti 
usano questa parola: "gente". Null'altro che populismo. 
Sterile demagogia. La gente è un miscuglio, un 
composto indifferenziato, un’ameba interclassista. Non 
dovremmo concedere nulla a questa ideologia, non 
dovremmo compiacere la “massa" - codesto buco 
nero del senso, codesta regione dove i messaggi 
vengono neutralizzati e dove il “sociale" si rivela un 
puro involucro che tanta di morte e di implosione -, nè 
è nostro compito conquistare l”’opinione pubblica”, 
invenzione della sociologia borghese. La nozione di 
“popolo", di “gente", annienta le soggettivtà conflittuali, 
mistifica o nasconde le dinamiche del conflitto di 
classe, assorbe e recupera ogni istanzadi rottura dello 
stato di cose presenti. 

Il carattere "di massa” del nostro comunicare 
potrà solo essere il risultato della nostra 
sperimentazione, non già la gabbia dentro cui 
costringere dall'Inizio ogni espressione. 

b. Sì, ma COSA esattamente viene capito? 

Ad es. , con tutto il rispetto perchi si è sbattuto 

ad organizzarla, la manifestazione del 12 dicembre a 
Bologna è servita veramente a qualcosa? 

La solita sfilata, con tutto il solito e patetico 
rituale, gli stessi slogans che mirano a bersagli vecchi 
( morti e sepolti oppure tenuti in vita dal potere come 
diversivi). La solita sterile commemorazione, 
l’incapacità cronica di riempire di senso o di spessore 


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ecn milano 


simbolico una inziaitiva. E poi l'immancabile e fetente 
archeologia, "Bella ciao” - che, non dimentichiamolo, 
è dei democristiani, di quelle Brigate Osoppo che in 
Friuli furono l’anticamera di Gladio - e “Bandiera ros- 
sa”; ogni compagno s’improwisa rigattiere e rovista 
nelle cianfrusaglie ideologiche. E la “gente" - a cui tan- 
to si vorrebbe arrivare coi nostri messaggi - scuote il 
capo, sogghigna (ho visto ridere anche i celerini quan- 
do dall’auto-speaker è partita “Bandiera rossa” ), si 
tuffa con lo sguardo nelle vetrine natalizie e pensa - 
anche se non proprio con queste parole -; “va' che 
roba, il revanscismo comunista!”. 

Sarebbe questa la “comunicazione 1 ’? Questa 
assurdafedeltà acopioni di cui si è consumata persino 
la carta? Questo istantaneo incanalare ogni barlume 
di gioia nel dejà-vu, nella replica di uno show che 
probabilmente era scadente già in Prima? 

C'e' ancora bisogno di conferme al fatto che 
le processioni non servono?! CORTEI ANDREBBERO 
ELIMINATI. La presenza in piazza dovrebbe avere un 
carattere di evento forte, essere riservata ESCLU- 
SIVAMENTE a momenti di contestazione ludica e 


imprevedibile, di deriva per le vie della città, di 
sabotaggio. E non è una soluzione cambiare gli slo- 
gans, portarsi dietro la banda musicale (che poi suona 
sempre le stesse cose, "L’internazionale”, “Bandiera 
rossa” o, massimo della trasgressione, “When thè 
saints go marchin’ in”! ), i trampolieri, striscioni un pò 
più appariscenti, perchè sono solo iniezioni di 
anabolizzanti: molto spesso l'interminabile agonia del 
vecchio cerca di presentarsi come innovazione. E 
invece IL CORTEO DEVE MORIRE. 

Perchè la prassi fa così fatica a adeguarsi ai 
mutamenti nella ri-produzione sociale ( di forza-lavoro, 
di informazione, di ideologia, di spettacolo), se nella 
teorìa queste cose non facciamo che dircele? 

In questo momento sono solo alcune 
minoranze di compagni a sperimentare, a cercare dì 
radicalizzare l'uso dei nostri mezzi, a provocare tramite 
le reti, le radio, le pubblicazioni, i concerti, le conte- 
stazioni. Invece di sottovalutare, schernireo calunniare 
chifa un certo tipo di lavoro, i compagni/e più “quadrati/ 
e” dovrebbero capire che Zdanov è morto, e che se 
fosse vivo non potrebbe che infilarsi la lingua in culo. 


R.B., 13/12/1992 

del Collettivo Transmaniacon 

(in onda giovedì' 1 7 dicembre 1 992) 



Febbraio 1993 


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ecn milano 


TRANSMANIACON: 

NUOVO ANTIBIOTICO 
PER TUTTE LE ESIGENZE ??? 



Ebbene si, abbiamo deciso di rompere il silenzio, 
usciamo allo scoperto stanchi di subire passivamente 
le “seghe mentali" (con tanto di citazioni bibliografiche) 
riversate copiosamente in ECN da questi tuttologi del 
Collettivo TRANSMANIACON di RKC Bologna. 
Bisogna comunque premettere, il nostro stupore di 
fronte al fatto che nessuno di quei soggetti che più 
volte (in particolare sulla questione del revisionismo) 
hanno apostrofato pesantemente i Transmaniaci non 
hanno inserito neanche una riga in rete. 

Invitiamo quindi tutti a rispondere attraverso la rete 
stessa, alle provocazioni (?) o spunti di dibattito (?) 
(non abbiamo capito bene) elaborati dal coll. 
Transmaniacon. 

NON VORREMMO MAI CHE LA RETE FOSSE MO- 
NOPOLIZZATA DA NESSUNO, TANTOMENO DA 
QUANTI FORTI DEL LORO "SPESSORE INTEL- 
LETTUALE" IM PARTISCONO LEZIONI SU TUTTO E 
A TUTTI. 

Da parte nostra vogliamo qui di seguito e nella nostra 
limitatezza, svolgere alcune riflessioni rispetto al 
documento LA MUFFA DELLA FORMACORTEO (file 
Fleming.asc Area 17 Giornale Telematico nel nodo 
Ecn di Milano) 


COMUNICAZIONE ANTAGONISTA o 
COMUNICA/ AZIONE ANTAGONISTA ??? 

Siamo pronti a lavorare di badile, chiariamo subito di 
non aver mai pensato che la vera comunicazione 
antagonista fosse quella che rispetta le icone o che 
ricorre all'obbligatorio ciarpame ideologico. 

La COMUNICAZIONEANTAGONISTA NON ESISTE. 
Pernoi esiste la COMUNICA/AZIONEANTAGONISTA 
ovvero una pratica che ci permette di comunicare e 
perchè no, rivendicare ciò che andiamo a fare o 
perlomeno proviamo a fare. 

In altre parole, NON PUÒ' ESISTERE LA COMU- 
NICAZIONE ANTAGONISTA SENZA L'AZIONE 
ANTAGONISTA COSI’ COME E' PRIVA DI SIGNIFI- 
CATO L'AZIONE ANTAGONISTA SENZA LA CO- 
MUNICAZIONE. 

E’ molto facile, cari transmaniaci, sputare sentenze a 
destra e a manca bollando di “militontismo” chi è an- 
cora legato a forme ataviche e superate, senza 
proporre un cazzo!!!!! 

No, voipreferite inoltrarvi nella produzionedispettacolo, 
chefino ad ora pare significhi, stare in casa .esercitarsi 
con i propri sintetizzatori, computers e amenità varie, 
prepararsi lo spettacolino (trasmissione radiofonica) 
nel quale tirare merda a tutti.MA DOVE SIETE, CHE 
CAZZO FATE, QUALI SONO LE VOSTRE AZIONI 
ANTAGONISTE OLTRE AL VOSTRO SPETTACO- 
LINO, CHE OGGI COME OGGI POTRESTE FARE 
ANCHE ALLA RAI? 

Avanti cosi e diventerete il Pippo Baudo del movimento 
o degli ottimi critici cinematografici e televisivi (si 
vedeano al proposito gli interventi di Transman iacom 
sui Serial Killer e su Avanzi). 

Cari compagni (scusate ogni tanto ci capita di usare 
il "ciarpame ideologico”) lo spettacolo perlo spettacolo 
pernoi non potrà mai essere Comunica/Azione Antago- 
nista, siate più comprensibili e soprattutto non lasciate 
sbagliare gli altri per poi bacchettargli le mani. 


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Giornale Telematico per l'autonomia in rete 


ecn milano 


SPE- 

RIMEN- 

TAZIONE 

Non possiamo che 
trovarci d'accordo nei 
ritenere la nozione di 
"gente" e di "popolo" annien- 
tatrici della soggettività conflit- 
tuale e quindi convenire che la spe- 
rimentazione potrà essere il carat-tere 
di "MASSA” del nostro comunicare. 

Il problema nasce comunque da COSA E PER 
CHI SPERIMENTIAMO. 

Il tipo di sperimentazione del Collettivo Trans- 
maniacon ci sembra alquanto elitaria, tanto è che non 
trova in rete nessuna risposta. Se è vero che non tutti 
sanno o possono "sguazzare nella merda dei codici 
dominanti" e anche vero che il continuo ricorrere ad 
argomenti altamente specifici e proporre continue 
citazioni, che esprimono un alto livello intellettuale, 
non rende comprensibile a molti la SPERI- 
MENTAZIONE. 

Detto molto chiaramente di alcuni interventi di 
Transmaniacon (per es. quello sui Serial Killer) non si 
capisce un cazzo, questo non è certo un carattere di 
MASSA DELSUOCOMUNICAREO MEGLIO DELLA 
SUA COMUNICAZIONE. 


LA 
MUFFA 
CORTEO, 
IL CORTEO 
DELLA MUFFA 
O LA MUFFA NEL 
CERVELLO? 

Senza troppo filosofeggiare la 
FORMA è per noi sempre su- 
bordinata ai contenuti. Laforma corteo 
non deve quindi morire a priori bensì gli 
si deve togliere quella muffa costituita da 
quei contenuti che T ransmaniacon ben descrive. 

La muffa non è quindi tipica della “forma corteo", 
ma è insita in tutti quei cortei i cui contenuti e “modi 
d’uso” della forma, risultano stantii. 

Ma anche in questo caso i Transmaniaci hanno la 
risoluzione del problema: "la presenza in piazza 
dovrebbe avere un carattere di evento forte, essere 
riservata ESCLUSIVAMENTE a momenti di 
contestazione ludica e imprevedibile, di deriva per le 
vie della città di sabotaggio” (cit. Fleming. asc area 1 7 
giornale telematico nodo ECN Milano). 

Bellissimo, ma perchè non avete, per esempio, 
applicato tutto ciò in uno dei tanti 12/12 al posto di 
andare ad osservare la muffa corteo? Raccontateci 
qualcosa delle vostre esperienze pratiche di con- 
testazione ludica e imprevedibile. Bellofare i PAROLAI: 
raccontateci qualche vostra azione di sabotaggio, non 
possiamo che imparare (?????). 

Dal canto nostro senza lanciare strali, il 1 2/1 2 ci siamo 
ritrovati con una presenza forte che ci differenziava 
nettamente dal resto del corteo, abbiamo sabotato e 
PERSINO (II!) praticato un esproprio. 

Zadnov ci rievoca solamente lo stopper della mitica 
nazionale ungherese di calcio degli anni '60, al di là di 
questo non sappiamo chi sia e neanche ce nefrega più 
di tanto, sappiamo che, per una reale comunica/ 
azione, la lingua In culo ve ladovreste mettere voi cari 
Transmaniaci. Coraggio!!! 

b. & b. per C.O.C.A. 

Creare Organizzare 
Comunica/ Azione Antagonista 

Tutti i Giovedì dalle 17 alle 19 su Radio Onda 
Diretta 91.300 FM (MILANO). 


Febbraio 1993 


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ecn milano 


E AIURA? 

Una risposta ai compagni di C.O.C.A. 

per non restare confinati in una Brucoii mentale. 


A . 

CIO’ 

CHE VI RI- 
CONOSCIAMO 

Avete capito il perchè del 
nome Fleming. asc: sperimen- 
tando sulle muffe, Alexander Fleming 
( Nobel 1 945 per la medicina) scopri la pe- 
nicillina; avete capito che siamo per l'antibiosi 
sovversiva. 

Inoltre, “massimo rispetto" ( anchese è un'espressione 
orribile e mafieggiante) perchi si preoccupa delle sorti 
di ECN. 

Purtroppo siamo ancora troppo pochi. 


B. CIO’ CHE NON SI PUÒ’ TACERE 

7) Il fatto che non sappiate chi era Zdanov (di cui siete 
comunque figli) significa che non sapete nulla di ciò 
che è stato lo stalinismo (di cui siete comunque eredi). 

6) Ci chiedete, e con una certa grettezza: “Ma dove 
siete, che cazzo fate?”. E voi, cari compagn i? Chiunque 
puòchiederlo achiunque altro. Essendo noi a Bologna 
e voi a Milano, di cosa dovremmo rendervi conto? Poi 
dite che il nostro "spettacolino" potremmo farlo anche 
alla RAI; ebbene, voi il vostro lo state già facendo, in 
RAI ed in Fininvest: è il consueto e noiosissimo show 
degli “autonomazzi cattivi", replicato ad ogni mani- 
festazione e ad ogni uscita pubblica. 

5) Che voi non sappiate qual è il percorso (di cortei- 
deriva e sabotaggi, contestazioni e autoriduzioni, hap- 
penings e sfondamenti ai concerti) che ci ha portati 
dalla “Pantera" (sic!) ad oggi, dai CSA a Radio Kaos 
Centrale, a parlarediTRANSMANIACALITA, significa 
solo che negli anni scorsi il cyberspazio ECN vi ha visti 
assenti o assopiti, e che avete letto ben poco di quanto 
circolava nel movimento. Ma visto che non gradite le 
indicazioni bibliografiche, non ve ne daremo alcuna. 
Continuate pure a brancolare nel buio! 

4) Siamo stanchi di chi declama II proprio pedigree per 
giustificare e riprodurre la miseria generale. E va 
anche detto che l'odio “popolare" per l’intellettuale 
poteva avere un significato qualche secolo fa, ma non 


oggi, 

nella sus- 
sunzione reale 
e in piena proleta- 
rizzazione del lavoro in- 
tellettuale. Ma è inutile conti- 
nuare: avete già ammesso di non 
capire quello che scriviamo. 

3) Dio bono, è vero, gli espropri! Dobbiamo am- 
metterlo: noi siamo inferiori a voi, noi non avremmo 
lo stomaco di grattare due panettoni o tre paia di bra- 
ghette e definire tutto ciò "presenza forte”. 

2) “La FORMA è per noi sempre subordinata al 
contenuto", scrivete. Suvvia, compagni, quersta è una 
solenne cazzata! 

Affermare questo significa non avere capito asso- 
lutamente nulla di come funzioni la comunicazione 
sociale, di cosa sia l’ordine simbolico, del rapporto tra 
significanti e significati. Non c’è bisogno di avere stu- 
diato semiologia per capire che esiste una relativa 
autonomia dell’espressione rispetto ai contenuti, e che 
su questo scarto gioca lo spettacolo. Avanti cosi, e le 
formed'azionedel movimento (giàdesuete e prevedibili) 
continueranno ad essere fagocitate, digerite, meta- 
bolizzate e convertite in merda. 

1) Nella settima riga del vostro dispaccio c'è un 
"hanno" al posto di un “abbiano”. 


Saluti comunisti, Fabrizio belletati, situazionauta. 

Bologna, sette febbraio millenovecentonovantatrè. 


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Bibì & Bibò 


QUESTO FILE CONTIENE: 

a) La descrizione di un allestimento curato 
dal Collettivo Transmaniacon al CSA “La 
scintilla” di Modena; 

b) Una delle tante, possibili risposte ai 
compagni di C.O.C.A., Milano; 

c) una bibliografia per farsi un’idea delle 
esperienze che hanno preceduto il Collettivo 
Transmaniacon. 

Insomma una specie di fanzine/bollettino 
telematico. 

TRANSMANIACON. PROGETTO PER 
L’ALLESTIMENTO “PERDITA DI FIATO” 

liberamente tratto daH’omonimo 
racconto di Edgar Allan Poe. 

PERDITA DI FIATO, ovvero studio metateatrale su: 

- LA PRESENZA E L'ASSENZA dell’azione scenica, 
del testo, della comunicazione "positiva” dell'evento 
teatrale. 

- Il detournamento del contesto, ovvero gli elementi 
coreografici uniti in modo disarmonico, contraddittorio, 
antidialettico. 

- La valenza coercitiva e autoritaria dello spettacolo 
espressa verso un pubblico che subisce come violenza 
la sua condizione spaziale. 

- La perdita di fiato. 

"Perdita di fiato" è uno spettacolo, ovvero un evento 
provvisto di uno sviluppo testuale-narrativo con degli 
elementi (situazioni sceniche) distinti e intelleggibili. 
L’intelleggibilità è costituita dal fatto che le scelte delle 
soluzioni coreografiche, la loro funzionalità o disfun- 
zionalità rispetto al testo, sono sempre FORMAL- 
MENTE MOTIVATE. 

T utto lo spettacolo verte sul contrasto tra la “positività" 
dell’atto comunicativo (presenza attoriale, azione 
scenica, testo) ed il suo rovesciamento nihilista ( 
musica deturnante, buio, corpi estranei, eventi esterni 
al palco, voci fuori campo che portano avanti la narra- 


z i- 
one). 
Ma, con- 
temporanea- 
mente, le parti 
“teatrali" sono spi- 
azzate da pause dove 
regna l'inazione e da una 
recitazione nella recitazione 
che annulla quella “positività" di 
cui sopra. Allo stesso tempo, le 
parti "nihiliste’’ sono sia annullamento 
che sovraccarico comunicativo: CAOS e 
NULLA In rapporto di antinomia e di identità. 
Scopo "politico” dello spettacolo è II non rap- 
presentare alcuna teoria della comunicazione, ma 
buttare là problemi e contraddizioni sforzandosi di 
lasciarli il più possibile irrisolti. 

Il teatro strictu sensu, ovvero il luogo canonico della 
mimesi e della finzione, sarà involucro e pretesto per 
la sua dissoluzione. 

Il teatro latu sensu, ovvero il luogo liminare, contrad- 
dittorio e antidialettico della coscienza e dell’esistenza 
all’interno del quale “finzione” e "realtà" si mescolano, 
sarà sempre presente. 

Come, d’altronde, E’ SEMPRE PRESENTE NELL' 
AGIRE TRANSMANIACO. 

Riccardo P., del Collettivo Transmaniacon 


Febbraio 1993 


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b) Il nostro “SPESSORE 

INTELLETTUALE”: 

una cacata senza precedenti! 

RISPOSTA A C.O.C.A. 

E ALCUNE TRACCE DI 
TRANSMANIACALITA’ 


Cari Bibl e Bibò, innanzitutto GRAZIE per il vostro 
simpatico intervento, che spezza cosi la noia della 
maggior parte dei f iles che quotidianamente leggiamo 
in rete. Una fioca luce in mezzo a volantini, bollettini di 
arresti e sgomberi, fiumi di parole sul perchè 4 PIRLA 
abbiano firmato un contratto con una multinazionale, 
terzomondismo trito e ritrito etc. 

Ho notato anch'io che nessuno ha risposto a proposito 
del revisionismo nonostante il gran casino provocato, 
inoltre grazie dell'appellativo di “tuttologo” visto che da 
tempo rifiuto ogni specialismo/professionismo. Ma, 
romantici C.O.C.A.inomani, pisciate sull'asse quando 
scrivete che "non proponiamo un cazzo” (attenti alle 
femministe!!!!!) poiché oltre a “non capire un cazzo” 
(ripetiamo il monito!!!!!) di alcuni interventi (serial-kil- 
lers) evidentemente non avete “letto" un cazzo, visto 
che nelle due RISOLUZIONI STRATEGICHE e nell' 
INTERVISTA A FABRIZIO BELLETATI (transman.doc, 
rkctrans.doc e intervw.asc), nostro leader, sole del 
popolo, eroe rivoluzionario nonchèfondatoredel nostro 
collettivo, di proposte CONCRETE ce ne sono e pa- 
recchie. Perfinire, come potete notare, oltre a noi e voi 
non ho citato nessun altro, quindi... 

LINGUA IN CULO A TUTTI. 



c) BIBLIOGRAFIA: 

COSA HA PRECEDUTO 
TRANSMANIACON 


Roberto Bui, “Critica della Metrofaga”, su “La 
contraddizione” n.20, dicembre 1990; 

Coagulo di Lavoro sulla comunicazione sociale della 
facoltà di Lettere BO, “Fenditure: l’impossibilità 
dell’inevitabile'', su “Marka” n.28, dicembre 1990; 

Coagulo di Lavoro sulla comunicazione sociale della 
facoltà di Lettere BO, "Il lungo singhiozzo dei violini 
d'autunno", su "Invarianti" n.13/14, autunno-inverno 
1990-91; 

Gruppo/Antigruppo “Pulsione di Morte”, “Le nuove 
timbriche dell'urlo Dada all’Università di Bologna", 
ibidem; 

Roberto Bui, “Le cime innevate del Videodrome” ( 
seconda partedi“Criticadella Metrofaga"), su Invarianti 
n. 15/16, primavera 1991 ; 

Roberto Bui, “Condannati alla disperazione - A 
proposito del cielo di bologna, del cyberpunk e di altre 
cose", su Decoder n.6, febbraio 1991; 

Luca Di Meo, “La IsIam Incorporated contro i Partiti 
dell’lnterzona - Il dibattito sulle reti telematiche nel 
Movimento”, su Invarianti n.17/18, autunno 1991. 

Roberto Bui, “L’irrompere delle pratiche nella città 
delle idee - Una stagione di occupazioni e sgomberi a 
Bologna", su Invarianti n. 17/18, autunno 1991. 

Fabrizio Belletati, “La fiatata dell’iguana - raccolta di 
volantini e materiali situazionautici", opuscolo 
autoprodotto, gennaio 1991; 

SFONDARE.ZIP, cronaca dello sfondamento al Bes- 
tiai Market di Bologna organizzato dal Collettivo 
Transmaniacon, febbraio 1992, rete ECN. 

Fabrizio Belletati & Riccardo Paccosi, ''L’ecosistema 
da distruggere”, da “L’ammutinamento del pensiero - 
rivista di critica anarchica”, primavera 1992; 

SMEGMA n.0, “MAFIA, GANG, SISTEMA. CONTRO 
I VELENI BREZNEVIANI", volantone autoprodotto 
dalla redazione di “RADIO IX CENTENARIO (LE 
NOTTI DELL'OPERAIO SOCIALE)” contro la purga 
che aveva estromesso la trasmissione autogestita dal 
palinsesto di Radio Città 1 03, emittente di partito di 
Rifondazione Comunista, gennaio 1991. 


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TELEGRAFICO(N) 


Al COMPAGNI DI TRASMANIACON 
TUTTI E A FABRIZIO 


- RIGURADO A FLENING: GRAZIE, PENSAVAMO 
TRATTARSI DI JAN 

- CONSULTATA ECICLOPEDIA MEDICA. NON 
TROVATA TRACCIA DI ALCUNA PATOLOGIA 
DENOMINATA “BRUCOLI MENTALE" 

- PRESO ATTO DELLA NOSTRA IGNORANZA 
NEL COGNUGARE VERBI E DELLA VOSTRA 
IGNORANZA RISPETTO ALLA STORIA DEL 
CALCIO E AGLI UOMINI CHE HANNO FATTO 
GRANDE QUESTO SPORT, ESCLUDIAMO 
TASSATIVAMENTE OGNI PARENTELA CON GIÀ' 
CITATO “STOPPER" UNGHERESE. PREGO 
COMUNQUE FORNIRCI NOMI DI BATTESIMO 
DEL "VOSTRO” ZDANOV. POSSIBILITÀ' 
ESISTENZA DI PIU' UMANI CON TALI COGNOMI 
DURANTE LA MILLENARIA STORIA DEL 
PIANETA TERRA (VEDI FLEMING). 

- PER QUANTO RIGUARDA LA FORMA... NON 
TUTTE LE CIAMBELLE ESCONO COL BUCO. 

- PROBLEMI “EREDITA'": COMPLIMENTI, POCHI 
ERANO A CONOSCENZA DEL FATTO CHE 
SIAMO IN POSSESSO DEI BAFFI DI JOSIF (CON 
LA “J" DI JUVENTUS). 

- PROBLEMI DI LENTEZZA: NON POSSEDIAMO 
(INVECE) COMPUTER. RINGRAZIAMO 
COMPAGNI/E POLO ECN MILANO CHE 
ATTRAVERSO BOLLETTINO SETTIMANALE E LE 
VARIE MONOGRAFIE OFFRONO POSSIBILITÀ’ 
ESSERE CONOSCENZA MATERIALI INSERITI IN 
RETE. 

- CI RI-PROPONIAMO FARE “PROSSIMA SPESA" 
NEGOZIO SPECIALIZZATO, IN TAL CASO 
SPERIAMO VOGLIATE GRADIRE NOSTRO 
OMAGGIO. 

CHE KRISHNA SIA CON VOI 

b & b PER C.R.A.K. (EX-C.O.C.A.) 

CREARE REAZIONI A KATENA 

P.S.: APPRENDIAMO ORA ARRIVO NUOVO FILE 
FIRMATO “LALO" RISPONDEREMO 
ADEGUATAMENTE RISPETTANDO NOSTRI 
"LUNGHI" TEMPI TECNICI. 

TUTTI GIOVEDÌ' DALLE 17.00 ALLE 19.00 SUI 
91 .300 DI RADIO ONDA DIRETTA MILANO A 
“REGRESSO”. 


Febbraio 1993 


il 



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IL VENTRE DEL SITUAZIONAUTA 

Storia, soggetti, corporeità, situazioni, comunicazione. 

Appunti per una “dialettica delle catastrofi” 
e per la critica pratica nella totalità in guerra. 


1. PREMESSA 

“ Trovare II nemico di classe dentro se stessi e 
stringergli la mano prima dì cena” 

Aula Studenti, Lettere occupata, Febbraio 1990: scritta 
situazionautìca. 

Quanto del vecchissimo mondo idealistico, metafisico 
e religioso rimanesse congelato nella Dialettica e nella 
Ragione (Vernunft) hegeliane è ormai noto ai più. 
Quanto ne restasse anche dopo il capovolgimento 
testa-piedi operato da Marx è stato argomento di viv- 
aci - e spesso superficiali - dibattimenti. Ma quanto di 
spettacolare - e quindi di religioso, essendo lo spet- 
tacolo “eredeterrestredellareligione”-è rimasto nella 
critica allo spettacolo? E in che misura un'eresia viene 
coinvolta nel tracollo della religione da cui è scaturita? 
E dove e come ricollocare la critica pratica dell’ {e nell') 
esistente dopo l’esaurirsi delle filosofie dialettiche e la 
crisi delle teleologie (oggettivistiche o soggettivistiche 
che fossero)? Sarà possibile strappare l'antagonismo 
sociale alle contingenze e ai particolarismi anche 
senza l'apporto di un'ideologia prometeica? 

E ancora: si tratteràdi un antagonismo giocato da sog- 
getti (o addirittura da un Soggetto) oppure i soggetti 
(1) sono un abbaglio ideologico, scorie dell’antropo- 
centrismo umanista da rimuovere senza scrupoli? 
Questioni all’ordine del giorno, dopo che il tanto atteso 
"Sol dell'Avvenire", una volta sorto, anziché portarci 
nellaterradeifiumidilattemielehaseccato la carcassa 
dell’ideologia-marxismi e avviato la desertificazione 
del sociale (2). 

Per abbozzare delle risposte, occorre riconsiderare - 
non lo nascondiamo: col senno di poi - lo scontro tra 
storicismo e storia strutturale, cercando di spezzare 
vecchie antitesi che da tempo non contengono più il 
dibattito. E occorre vedere che ne sia stato del Soggetto 
e della Ragione, cercando tra l'altro di dimostrare che 
le accuse di "irrazionalismo” lanciate contro certo 
pensiero critico e negativo sono sempre state formu- 
late in nome di una sragione dominante: Ragione, 


Storia, Progresso, tutto ciò rimaneva ad uno stadio di 
rappresentazione, religioso: la "pattumiera dellastoria” 
di T rotzky somigliava terribilmente al limbo infernale; 
la Rivoluzione all'Iconografia del Giudizio Universale, 
e l'avvento del socialismo all’inizio della storia sacra). 
E tutto l'ideale progressista (liberale, socialista, lib- 
lab, radicaldemocratico, cristiano-sociale...) non è 
stato che illusione, fondali di cartone presentati come 
colonne d'Èrcole del possibile, terra promessa già qui 
ed ora (in cambio di sacrifici ed in nome del “principio 
della realtà”), e il ferro delle catene e delle manette 
fuso in un unico blocco spettacolare. Retaggio del 
vecchio mondo, memoria totale dell’alienazione. 
Oggi le dialettiche sono collassate, lo spettacolo - 
come del resto il conflitto, le resistenze - è ovunque, 
DIFFERENZA INAFFERRABILE in un grandioso 
apparato di i[pe]rrealtà, vero e proprio esodo dalle 
posizioni di valore e di senso. Le vecchie griglie si sono 
ossidate, bisogna puntare i telescopi sui bersagli 
meno visibili, senza convogliare le ricerche verso una 
consolante quanto fittizia riduzione della complessità: 
dobbiamo stare NELLA T OT ALIT A' IN GUERRA, oggi 
più che mai. 

Una riduzione fittizia della complessità è stata ad 
esempio quella operata in nome dell'economia 
politica.. ."Il materialismo di Marx e di Engels è in- 
vecchiato: prende per cause prime le forze motrici 
materiali comesi man ifestanonellasferadeH’economia 
politica ma non vede che l’economia politica comincia, 
e del tutto materialmente, nella produzione dell'Io 
economico, nella sfera economico-politica dell'inte- 
riorità. La sferadeH’interiorità non è lasfera immateriale 
delle idee, ma la sfera in cui il Genere opera sulle pro- 
prie energie vitali traslazioni, trasformazioni, conver- 
sioni che concorrono a fondare I presupposti biologici 
dell’economia politica. L'inconseguenza non consiste 
nel fatto che non si riconoscano delle forze motrici 
materiali, ma nel fatto che non si risale da queste alle 
loro cause determinanti [...] il materialismo storico, 
scisso in consapevolezza scientifica delle modalità del 


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dominio, è divenuto il manuale del recupero storico 
capitalista”(3). Dopo il terremoto del '68 il capitale, per 
recuperare sul proprio ordine simbolico, inizia ad u- 
sare ildiscorsodella contestazione, "Peconomiadiventa 
il discorso esplicito di tutta una società... Tutto il di- 
scorso latente del capitale è diventato manifesto, e si 
nota ovunque un certo giubilo in questa assunzione 
della verità [...] Il capitale ha reso urgente, vitale , il 
passaggio dalle ideologie 'sovrastrutturali' a una 
ideologizzazione della stessa infrastruttura [...] Se si 
osasse, si direbbe che l'economia, eia sua critica, non 
èche unasovrastruttura- Ma non si oserà, perchè non 
sarebbe che rivoltare questa vecchia pelle come un 
guanto [...] Il sistema stesso ha messo fine a queste 
determinazioni infra e sovrastrutturali. Esso finge ora 
di assumere l’economico come infrastruttura perchè 
Marx gli ha genialmente ispirato questa strategia di 
ricambio. Ma in realtà il capitale non ha mai veramente 
funzionato in base a questa distinzione immaginaria: 
non è tanto ingenuo. La sua potenza gli deriva esat- 
tamente dal suo sviluppo simultaneo a tutti i livelli, e dal 
fatto di non essersi mai posto in sostanza la questione 
della determinazione, della distinzione astuta delle 
istanze, e dell' 'ideologia'" (4). Echi althusseriani e non 
solo, che servono a Baudrillard per introdurci alla 
“rivoluzione strutturale del valore", la fine dell’ar- 
ticolazione tra valore d’uso e valore di scambio e della 
'referenzialità' del valore, l'entrata di quest’ultimo in 
uno stadio di simulazione, “secondo una indifferenza 
e una indeterminazione totale, che succede alla pre- 
cedente regola di equivalenza determinata". 

Qui Baudrillard era appena oltre lo strutturalismo, o 
meglio era ancora uno “strutturalista negativo” (af- 
fermava lo scambiarsi mutevole dei termini anziché la 
rigida causalità strutturale nelle loro relazioni). L'ultimo 
Baudrillard azzarda invece ladefinizione di unadimen- 
sione “frattale” del valore (5) e del senso: il valore ap- 
pare, scompare, riappare perspostarsi lungo unatra- 
iettoria imprevedibile e scomparire di nuovo. 

E’ l’ordine della complessità, senza possibili deter- 
minismi eppure determinato, determinato dalla lotta, 
dai conflitti non più tra gli "opposti” ma tra i “diversi". 
Appunto questa “frattalità” può ancora essere parte di 
unadialettica, un insiemedifattoridella comunicazione 
e del dominio, di interfacce, interferenze, intercapedini. 
Ma noi, dobbiamo essere “dialettici”? 

L'unica certezza è che questi fattori vanno distrutti in 
un percorso di liberazione che non sifinga ineluttabile, 
dove "la storia” sia “le storie”, combinazione creativa 
di oggettivo e soggettivo, di istinto e ragione, di cu- 
mulazione e distruzione. 


2. SULLE RAGIONI DELLA KRISIS 

A questo punto sarà già partita l'accusa: 
“irrazionalismo”. E invece sto affermando tutto ciò in 


nome di un concetto PIU' AMPIO di ragione, la cui 
affermazione ritengo improcrastinabile, perchè 
l’equivoco in questione è stato per troppo tempo uno 
dei pilastri più solidi dell'ideologia dominante. 
“Socializzandosi, la lotta contro la dominazione cieca 
della natura impone le sue vittorie nella misura in cui 
assimila a poco a poco, ma in una forma diversa, 
l’alienazione primitiva e naturale. L'alienazione è 
divenuta sociale nella lottacontro l’alienazione naturale. 
Sarà un caso, una civiltà tecnica si è sviluppata a tal 
punto che l’alienazione sociale vi si è rivelata 
scontrandosi con gli ultimi punti di resistenza che la 
potenza tecnica non riusciva a ridurre... Poi il rifiuto 
dell’alienazione in questa società ha condotto alcuni 
uomini al rispetto dell'alienazione pienamente 
irrazionale delle società primitive, ecco tutto. Bisog na 
andare più avanti e razionalizzare maggiormenter il 
mondo, prima condizione per appassionarlo" (6). 
Certo non ci saranno possibilità di opporsi alla sragione 
tecnocratica dominante a meno che non si rinunci alle 
età dell’oro, ai paradisi perduti o non so che altro. 
Identificare con la razionalità l’alienazione sociale è 
l’errore in nome del quale ci si getta tra le braccia del 
Mito, ci si affida ad esso sciogliendosi nei gorghi della 
memoria e delle sue continue rimanipolazioni. 

In realtà l’inversione del progetto illuminista di 
un’effettiva "razionalità emancipativa” nella realtà di 
una "ragione strumentale” che usa la tecnica per 
asservire la Specie è culminata nell'irrazionalità di un 
dominio così mirabilmente sintetizzato da Adorno e 
Horkheimer: “Gli uomini pagano l’accrescimento del 
loro potere con l'estraniazione da ciò su cui lo 
esercitano". L’alienazione contemporanea, pur 
affermatasi in nome dell’Aufklarung e della Ragione, 
si è presto rivelata una situazione di perfetta 
irrazionalità: la borghesia svuotò e incanalò nella 
tecnocrazia quell’illuminismo che le era servito come 
arma ideologica per accedere al potere politico e 
trasfromarne le dinamiche in senso universalistico. 
Nel momento in cui il proletariato organizzato minacciò 
di usare ia razionalità emancipativa pergiocarlacontro 
la propria alienazione, ecco che la borghesia la inquinò, 
ne attenuò l’indubbia portata rivoluzionaria, consegnò 
agli operai il letame per far crescere la loro 
subordinazione al rapporto di merce. [Avvenne poi 
altro: la borghesia iniziò a negarsi in quanto classe, a 
squagliarsi nello sviluppo autonomizzato del modo di 
produzione capitalistico...] 

Il problemadiviene poi la DECOMPOSIZIONE (intesa 
come putrefazione ma anche come scomposizione) 
della cultura dominante, processo avviato dalle 
avanguardie - artistiche e politiche - d’inizio secolo, 
successivamente bloccato dalla reazione fascista, e i 
cui esiti parziali sono stati poi espropriati dal capitale 
democratico e confusi nella circolazione dello 
spettacolo [da questo recupero capitalistico della 
decomposizione trae origine il postmoderno]. 


Febbraio 1993 


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I compagni dell’Encyclopèdie des Nuisances - pur nel di tutte le fratture - è basata sulla critica ai “misticismo 

loro evidente monismo storico, nella loro sopravvissuta logico” di Giorgio Guglielmo Federico. Con un capo- 
escatologia - hanno ben capito che l'irrisolto, nella volgimentoidealisticotraastrattoeconcreto-vedendo 

sragione capitalistica, rimane il rapporto con laTotalità, cioè il secondo come manifestazione del primo -, 

la negazione, da parte del dominio, della propria Hegel trasformava ogni realtà empirica in manife- 

globalità. Laseparazionequotidianaelafrantumazione stazione NECESSARIA dello Spirito. Portando la 

specialisticadellaconoscenzasispecchianoa vicenda Dialettica tra le cose terrene e cercando di zavorrarla 

in una rappresentazione di Stato, “zuppa popolare ai suolo, Marx cerca di slavare la visione hegeliana 

della cultura, distribuzione - fatta da specialisti - di della realtà come UNA TOTALITÀ' STORICA IN 

frammenti raccorciati di conoscenza, galleggianti in PROCESSO, formata da una concatenazione di ele- 

una brodaglia ideologica [...] Il nostro metodo, al menti e mossa da opposizioni, pur rinunciando 

contrario, consiste in uno sviluppo a partire dal aH’applicazionepedissequadelloschemaTesi-Antitesi- 

sentimento immediato dello spossessamene davanti Sintesi; inoltre, definisce gli opposti come "due eserciti 

alla scienza e alla tecnica, a partire dalla rivolta che nemici” tra cui non può esserci Sintesi (Aufhebung), 

questo ispira: è una concezione grandiosa, che non ma solo lotta ed esclusione. Altra operazione del 

perde mai di vista la totalità, che cerca di mantenerla, giovane Marx è poi quella di strappare il concetto di 

di conquistarla, essa va diritta al malessere interno a “alienazione” dall'empireo di astrazioni in cui lo aveva 

tutto ciò che esiste e non accetta nulla come giustificato confinato l'idealismo hegeliano, collocandolo nel quadro 

da per sè stesso”. E ancora, importantissimo: “La dei rapporti capitalistici di produzione, 

sempiterna 'crisi della ragione’ non è altro che la crisi E poi, ciò che più ci preme, tanto nel Marx del 1 844 

della ragione dominante, la crisi delle ragioni della quanto in quello des Kapitals, IL RAPPORTO CON LA 

classe dominante. Bisogna ammettere che se in TOTALITÀ’ STORICA RIMANE IRRISOLTO. Non 

questa situazione il tono irrazionalista costa poco a che tra i due Marx non ci sia la celeberrima “frattura 

questi ideologi, IL RIMPROVERO DI IRRAZIONA- epistemologica”;c’è eccome, econsiste nell'adozione 
LISMO COSTA POCO ANCHE A TUTTI GLI ALTRI. di due diversi criteri di riduzione della complessità: a) 

Questa confusione è il sintomo di un'epoca che non Marx riconosce ad Hegel di aver concepito l’uomo 

sa, non più che degli altri mezzi, servirsi del pensiero inserendolo in un processo di “autogenerazione”, 

razionale. Non perchè ne ha troppo, come sostiene, destinato a negare attraverso il lavoro le condizioni 
ma perchè non lo ha dove bisogna”. che lo negano. Quindi l'aspetto pià visibilmente 

hegeliano del pensiero del giovane Marx rimane la 
fede in un “risultato finale" della totalità storica; 

q i a nnVATA MAI FFICA b)comesosterràpoiKarlKorsch,echeggiatoeseguito 

da Guy Debord lungo tutto il secondo capitolo de La 



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des Kapitals, perde di vista la totalità dividendo in 
settori parziali e discipline separate l’oggetto globale 
dell’indagine critica. Nè il marxismo umanista nè 
quellostrutturalistahanno voluto cogliere questa verità, 
schierandosi da una parte o dall'altra della frattura, 
mentre èdaSOPRAIafratturachepossiamo osservare 
il paesaggio circostante. 

In entrambi i Marx la Storia continua ad avere uno 
sviluppo vertiginosamente lineare, traunaconcess ione 
e l’altra aH’ideologia liberale. “[Contro ilpensiero liberale 
borghese] Marx suggeriva l'esistenza di più realtà 
sociali, ognunacon una sua struttura, situate in mondi 
diversi, ognuno dei quali definito da un modo di 
produzione [...] Credere in ‘leggi universali' impediva 
di riconoscere le particolarità di ciascun modo di 
produzione, di scoprirne il segreto funzionamento e 
quindi di esaminare chiaramente il corso della storia. 
Dall'altro lato Marx accettò l'idea di un'inevitabile 
marcia della storia verso il progresso, con una sua 
antropologia lineare [...] Questo secondo 
Marx è ovviamente di gran lunga più accettabile per i 
liberali, ed è con esso che si sono preparati a scendere 
apatti. ..”(7) "Fu proprio l’aspetto deterministico-scien- 
tifico del pensiero di Marx la breccia attraverso cui 
penetrò il processo di 'ideologizzazione', mentre era 
ancora vivo, e a maggior ragione nell’eredità teorica 
lasciata al movimento operaio [...] Per tutta la vita, 
Marx ha conservato il punto di vista unitario della sua 
teoria, ma l'esposizione delia sua teoria si è spostata 
sul terreno del pensiero dominante precisandosi sotto 
forma di critiche di discipline particolari, specialmente 
nella critica della scienza fondamentale della società 
borghese, l’economia politica. E' questa mutilazione, 
in seguito accettata come definitiva, che ha costituito 
il 'marxismo'”(8). 

Si noti che le due citazioni - la prima di Immanuel 
Wallerstein, la seconda di Guy Debord -sono impiegate 
come due vettori-forza che hanno differenti moduli, 
versi e direzioni. Gli elementi che non vengono elisi 
nello scontro formano la risultante delle due forze. Per 
tutto il testo che seguirà, farò scontrare teoria 
situazionista e (post)strutturalismo, evidenziando ie 
risultanti sul corpo della teoria situazionautica e 
transmaniaca. Ad esempio: per Althusser il modo di 
produzione (la “struttura globale") è articolato in tre 
istanze (o “strutture regionali") che sono l’economia, 
la politica e l’ideologia. L'economia è l’istanza in 
posizione dominante, ma è anche sovradeterminata 
dalle strutture regionali e da quella globale. Parrà 
strano, ma lo “spettacolo” è il concetto che può 
unificare tutto questo nell'epoca del dominio reale del 
capitale; lo spettacolo è sempre individuabile nel 
punto più alto della surdeterminazione tra politica (in 
quanto "monologo elogiativodel potere"), ideologia (in 
quanto “organizzazione delle apparenze” e della vita 
come “ripetizione nel discreto di un modo di produzione 
totale”) ed economia (in quanto “religione della merce”. 


circolazione feticizzata della merce-informazione). 

Engels completa e complica il quadro, individuando 
tre l 'regolette’’della Dialettica che incanalano ildivenire 
verso le successive contaminazioni del marxismo col 
positivismo: 

- la Dialettica è la struttura generale della realtà; 

- la Dialettica ha carattere “necessitante” e consente 
previsioni pressoché infallibili; 

- la Dialettica contempla possibilità reali anche non 
puramente logiche, come l'azione cosciente della 
classe operaia organizzata; 

La polemica contro Engels “dogmatizzatore” si è 
delineata nella seconda metà del XX secolo, e può 
darsi che nella foga del dibattito si sia trasceso, quasi 
caricando Engels di ogni responsabilità per le succes- 
sive degenerazioni della teoria, daH’austromarxismo 
alla stipsi meccaninistica di Stalin e Bukharin: in fondo 
anche per Engels vale la frase che Debord riferisce a 
Marx: "le carenze della teoria sono naturalmente le 
carenze della lotta rivoluzionaria del proletariato della 
sua epoca”. 

Una sbilenca consonanza: in un altro contesto, Leo 
Apostel scrive dei suoi maestri Bukharin e Bogdanov: 
“lascienzacheessiavevano assimilato non eraquella 
del lorotempo, maquelladegli equilibri, delle condizioni 
di stabilità, dei sistemi chiusi. Ciò li ha costretti a 
trasformare, perrenderloscientificamente accettabile, 
il dinamismo di Marx ed Engels rendendolo statico” 
(9). Di qui il tentativo di riformulare il materialismo 
dialettico “ricalcandolo” approssimativamente sulla 
cibernetica, sui sistemi aperti, sulle teorie della 
comunicazione e della retroazione. 

Comunque, è innegabile che nell'Antiduhring il 
movimento è rappresentato come relativamente 
semplice e prevedibile: più che un incostante brulichio 
di corpi, è una quadriglia dal ritmo inesorabile; più che 
un lavorarsi reciproco di differenze, è una battaglia 
campale definita da linee precise al millimetro. Dal mio 
punto di vista, il Divenire engelsiano non è certo un 
immobile Essere parmenideo; è però sicuramente 
una totalità il cui sviluppo è esente da anomalie o 
catastrofi: l’andamento può farsi sussultante, ma 
l’evoluzione rimane stabile. 

Per quanto riguarda le caratteristiche “puntuali” ( 
quelle rinvenibili in un istante qualunque del processo) 
della dialettica, la contraddizione di Engels - e poi di 
Lenin - è che egli cerca di conciliare la dinamicità dei 
"contrari” coi principi della logica classica, principi per 
antonomasia riduttori di complessità; la contraddizione 
sta nel rimanere fedeli al principio di non-contraddizione ! 
Perquanto invece riguarda la caratteristica “globale”, 
i problemi - cfr. Apostel, cit. - riguardano la forma “a 
spirale” del processo, la legge della negazione che 
conferisce alla storia un movimento ad un tempo 
lineare e ciclico. La mancanza di chiarezza su questo 
punto ha portato a due principali storture interpetative: 


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a) quella evoluzionistica, che crede la negazione “una 
semplice aggiunta” e ha un'idea del progresso 
“puramente cumulativa"; 

b) quella che definirei “catastrofica", che interpreta la 
negazione come come pura distruzione del fenomeno 
che la produce, e rappresenta lastoriacome un circolo 
che riporta sempre al punto di partenza. 

Perquanto riguarda infine le caratteristiche “locali" del 
processo ("Le strutture dei suoi sviluppi in un ambiente 
dato", Apostel, anche se l'ambiente dato è sempre, in 
definitiva, la totalità), secondo chi scrive si è sempre 
data un’esposizione semplificante del rapporto tra 
continuità e discontinuità, vale a dire tra evoluzione e 
rivoluzione. Le conseguenze nel concreto hanno 
riguardato l’indefinitezza dei rapporti tra tattica e 
strategia, e tra teoria e prassi. Le Caporetto dei 
socialismi reali sono state solo l'ultima, grandiosa 
conseguenza di un antico e pervicacef raintendimento; 
le burocrazie staliniste e i loro cloni accademici - vedi 
ilfamigerato Marx-Engels-Lenin Institutdi Leningrado, 
le Edizioni Progress... - avevano nascosto ai popoli del 
mondo la bestia - geneticamente aberrante - pescata 
negli oceani d'inchiostro deH’Antiduhring. 

Vi sono diversi modi, nel XX secolo, di reagire al 
determinismo economicistico della Ila Internazionale. 
Leninfa levasulterzo “lemma”di Engels aggiungendo 
alla Dottrina un elemento più marcatamente 
“volontaristico": l'azione del Partito come avanguardia 
del proletariato. Inutile soffermarci qui sulPantropologia 
pessimistica” (H. J. Krahl) che giustificava e reggeva 
quel modello organizzativo, dell’autoritarismo 
centralistico, delle astrazioni dogmatiche a cui 
dovevano essere ricondotti i desideri proletari. In 
questa sede ci interessa il fatto che, appunto come 
accennavo prima, Lenin non va oltre Engels (...il suo 
contributo filosofico si risolve e riassume tutto in 
"Materialismo ed Empiriocriticismo”...). 

Di importanzafondamentale è la riflessione di Lukàcs 
in “Storia e coscienza di classe" (1922, appena riedito 
in ItaliadaSugarco); prima ancora della pubblicazione 
degli scritti giovanili di Marx, Lukàcs ritorna al nocciolo 
dialettico del marxismo, affermando l'importanza dei 
concetti di “alienazione" e di “feticismo" (trascurati 
tanto daH'austromarxismo quanto dal materialismo 
dialettico russo). Quest'ultimo in particolare non può 
essere visto come un residuo idealistico - opinione di 
Althusser -, bensì è il prodotto del rapporto causale tra 
le istanze dell’economia e quelle dell'ideologia. 
Lukàcs, come il giovane Marx, vede la realtà come 
una totalità strutturale in processo, ma mette in 
discussione ladistinzionetrastrutturaesovrastruttura: 
l’economia non sarebbe in posizione dominante in 
tutte leformazionisociali (in tutte le “forme di oggettività 
storica"), ma solo nel capitalismo. Storia e coscienza 
di classe, pur compiendo un grandioso tentativo di 
raccogliere la sfida della complessità del divenire, 


rimane in uno schema teleologico, stavolta 
soggettivistico: il proletariato è l'unica classe ad avere 
coscienza di sè ed è l’unico possibile soggetto del 
divenire storico verso l’autoemancipazìone umana, 
il limite di questa visione lineare e storiosofica del 
divenire emergerà nelle opere successive e soprattutto 
ne “La distruzione della ragione” (1954): l'irrisolto 
rapporto con la totalità - pur a un livello della 
contraddizione PIU' ALTO rispetto agli imbastardimenti 
positivistici-portaacostruire un sistemadi manicheismi 
e dicotomie pietrificate. Tutta la storia della filosofia 
tedesca è vista come un lungo affondare nelle tenebre 
dell’Irrazionale, una costante degenerazione da 
Schelling a.. .Hitler, la rivolta contro i Lumi, la diga di 
stregonesco delirio opposto alla marea della Grande 
Rivoluzione. Qui la decadenza è lineare quanto il 
progresso, la prospettiva della dannazione è 
specularmente inversa a quella provvidenziale e 
soteriologica del Sole dell’Avvenire. 

Qualche anno dopo, la Dialettica Negativa di Adorno 
si rivela come il tentativo meglio riuscito, forse lo 
scossone più efficace al mitodi una “totalità pacificata”. 
Mezzo secolo più tardi, noi che siamo stati partoriti nel 
“No Future”, quasi strangolati dal cordone ombelicale, 
sporchi ancora dei residui e liquami della Modernità 
(10), possiamo muoverci selvaggi in una “dialettica” 
che non scongiura i conflitti caotici nè occulta la 
complessità del divenire, e si presenta come una vera 
e propria guerra di surdeterminazioni. 


4. IL TEMPO DEL SOGGETTO 

“A noi spetta gravarci del peso di questo triste tempo, 
dire quel che si prova, e non quel che si deve. 

I più vecchi hanno più sopportato; a noi giovani non 
sarà dato di tanto vedere o di vivere tanto" 

Shakespeare, Re Lear, V, III. 

Lo strutturalismo, paradossalmente, hacondiviso molto 
con le filosofie dialettiche della Storia di cui 
rappresentava la negazione; pur non identificando il 
Soggetto con l’Assoluto, anzi confutandone l'esistenza, 
lo strutturalismo misconosce lafinitudine dell’esistenza 
e sottomette l’esperienza individuale a processi 
impersonali (là erano lo Spirito o la Storia, qui sono le 
Strutture), arrivando a ritenere impossibili l’iniziativa e 
la scelta. Meravigliose riduzioni della complessità, 
illusioni in una piena intellegibilità del reale, totalità 
pacificata. 

Sulla presa di posizione antistoricistica e 
antisoggettivistica della teorie strutturaliste - da cui 
sono derivate interessanti suggestioni raccolte da 
Althusser o da Foucault, “forzate” e scompigliate da 
Deleuze, giocate in maniera del tutto differente da 
Negri - non ha torto Guy Debord quando scrive, nella 
tesi 202 de La società dello spettacolo: "Lo 


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strutturalismo è IL PENSIERO GARANTITO DALLO 
STATO che pensa le condizioni presenti della 
'comunicazione' spettacolare come un assoluto. Usuo 
modo di studiare il codice della trasmissione delie 
informazioni in sè stesso non è che il prodotto, il 
riconoscimento, di unasocietà in cui la comunicazione 
esiste sotto formadiunacascatadi segnali gerarchici. 
Di modo che non è lo strutturalismo che serve a 
provare la validità trans-storica della società dello 
spettacolo; al contrario è la società dello spettacolo 
che si impone come realtà di massa che serve a 
provare il freddo sogno dello strutturalismo”. Nella sua 
negazione dello storicismo, lo strutturalismo arriva a 
negare anche la storia umana in nome di un sistema 
impersonale e rigidamente causale di relazioni 
oggettive. Ma la storia è un sistema discontinuo, il 
divenire è difforme e deviante e non esistono forme 
pure di oggettività e soggettività. L'insieme di relazioni 
che pu* derivare da una considerazione trasversale 
delle cose - come è quella propagandata dallo 
strutturalismo -rimane comunque incostante, rizomaie. 
Il punto di vista diacronico e quello sincronico non 
vanno adottati in assoluto, come fanno per il primo le 
filosofie della storia e per il secondo lo strutturalismo: 
sono entrambi legittimi, ruolo della critica è lasciarli 
scontrare, farsi che si plasmino a vicenda. 
Analogamente, credo sia sbagliato distinguere tra la 
realtà “vera" e primaria (quella della strutture o 
dell’inconscio) e la realtà “di superficie" (quella degli 
avvenimenti). La realtàsi definisce nel caotico interagire 
tra le strutture (viste comunque come dinamiche, e 
identificabilisolonellacontraddizioneenelladifferenza) 
e gli eventi. Come non credo sia possibile guardare le 
vicende umane dall’esterno, adottareformed'indagine 
puramente oggettive: vissuto e scienza sono fusi in 
maniera inscindibile. Siamo nel corpo, siamo il corpo, 
e non c’è un aldilà del vissuto. La nostra esistenza è 
esperienza, il nostro sapere è interpretazione, la 
nostra interpretazione non può che farsi conflitto. 

Secondo Levi-Strauss la struttura è l’ordine interno 
del sistema e l'insieme delle trasformazioni possibili. 
Ma le trasformazioni, coinvolgendo l'ordine stesso, 
non possono che retroagire sulla struttura. Più che 
un’interpretazione “realistica” della struttura, ne è 
possibile una “metodologica". L’inconscio non è uno 
scrigno di segreti nè un immobile quadro di forme 
invarianti - concezione già duramente attaccata da 
Felix Guattari -, bensì una piazza del mercato, un 
nodo di interazione macchinicacon i media, lafamiglia, 
l'ideologia. I “fantasmi originari’’sonofuori, camminano 
per le strade, riempiono l'etere del loro vociare. Il 
potere costituito, il super-lo è sociale e transpolitico; 
il complesso edipico è coscienza antiautoritaria, noi 
non vediamo padri nei nostri padroni, ma padroni nei 
nostri padri. La "struttura” è quindi incostante, in 
fibrillazione, surdeterminata dagli “avvenimenti”. 


Il divenire è forse come il linguaggio "Mun Mun” del 
celebre e omonimo racconto di Robert Sheckley: “un 
estraneo non poteva sperare di isolare e determinare 
nemmeno un elemento della rete di elementi dinamici 
che componevano la lingua di Na. Poiché l’azione di 
un estraneo sarebbe stata così grossolanadascuotere 
e alterare il sistema con la sua stessa presenza, 
accelerando la trasformazione in modo imprevedibile. 
Pertanto, una volta isolato un elemento, i suoi rapporti 
con gli altri elementi del sistema sarebbero andati 
inevitabilmente distrutti e lo stesso elemento, per 
definizione, sarebbe risultato falso. A causa della sua 
mutevolezza, la lingua di Na sfuggiva a qualsiasi 
codificazione e controllo. Grazie alla sua 
indeterminatezza, resisteva a qualsiasi tentativo di 
conquistagli). 

Ad ogni formazione sociale, ad ogni “forma di 
oggettività” corrisponde un impianto ideologico atto a 
ridurre e scongiurare questa complessità. E’ una 
"Ling ua" che ingabbia la “Parola" del soggetto, soggetto 
che ha possibilità di crearsi libero solo nel conflitto, e 
che deve accettare l'espressione della propria 
CORPOREITÀ’ INSURREZIONALE come unica 
misura del mondo, come unico criterio per“interpretare” 
la complessità (nel duplice senso di “decifrare” e 
“impersonare"). La rivoluzione e l'etica partono dal 
corpo | Dobbiamo farci situazionauti | 

"Quando diciamo 'il capitale’ diciamo sempre la lingua 
che pronuncia lo stato delle cose [...] La storia è il 
tracciato di una lotta non ancora conclusa tra la lingua 
- come progetto di conversione assoluta dell’esistente 
dentro gli schemi rigidi di un voler-essere identico al 
saper-essere - e la vita negata - il rapporto naturante 
con il movimento del vivente che alla lingua nega da 
sempre il suo successo definitivo, che non si lascia 
mai catturare, che non si lascia mai intieramente 
determinare, e che impone una incessante 
trasformazione, un incessante movimento" (12). 

Occorre ripensare e riaffermare il carattere sistemico 
della realtà senza pensare ad una “logocentrica” (13) 
uniformità e omogeneità della stessa. La totalità è 
fatta di differenze irriducibili, di variabili, di imprevisti e 
reversibilità. Oggi occorre muoversi in una “dialettica” 
delle catastrofi, del caos, una dialettica dell’eccedere 
e non dell'incedere, che consenta intuizioni ma non 
profezie, estranea a smottamenti negli storicismi o 
determinismi tirati col righello, ed a qualsiasi riduzione 
di complessità che non parta dalla carne. 

R. B. , Novembre 1992 - Febbraio 1993 


□ □□□□□> 


Febbraio 1 993 


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NOTE: 

1 ) I soggetti non sono il Soggetto: senza la maiuscola, 
si intende qui una pluralità di istanze che è brutalmente 
materiale, corpi che si fanno attori storici awiando i 
conflitti in maniera caotizzante e dispersiva. Tutto 
questo è lontano dalle descrizioni e prefigurazioni 
dualistiche dello scontro, dalla molarità Soggetto vs. 
Antisoggetto (Essere-Morte) che, ad esempio, 
caratterizza la pur interessante “proposta ontologica" 
di Antonio Negri. Cfr. soprattutto “Fabbriche del 
soggetto”, Ed. XXI secolo, Carrara 1987. Utile anche 
la lettura dell'anonimo pamphlet-invettiva “Due note 
su Toni Negri", Varani, Milano 1985. 

2) Il dominio reale del capitale ha in sè gran parte delle 
caratteristiche che un tempo i comunisti “rozzi” 
attribuivano alla futura società socialista: dimensione 
sociale e internazionalizzazione della (ri)produzione e 
del lavoro; proletarizzazione generalizzata; 
redistribuzione - per quanto squilibrata - del reddito 
sociale sotto forma di servizi. "L'utopia capitalista ha 
recuperato per ultimo il diseg no della scomparsa delle 
classi per anticiparne in forma sublimata, cioè per 
scongiurarne, la fine: e lo 'rappresenta' sulla scena 
della farsa egualitaria, della società del benessere e 
della cooptazione alla partecipazione di tutti [...] L’utopia 
capitalista ha realizzato il capolavoro di distribuire 
miseria nella vita quotidiana di chicchessia, di 
distruggere dal di dentro la sostanza di qualsiasi 
privilegio e di rendere così doppiamente insopportabili 
sfruttamento ed oppressione, ora che non servono più 
nemmeno a rendere canagliescamente felici neppure 
sfruttatori ed oppressori” (G. Cesarano, "Critica 
dell'utopia capitale", vol.l, Varani, Milano 1979), Si 
tratta di una crudele caricatura del “socialismo", il sole 
dell’avvenire è arrivato quand'eragià una povera nana 
bianca. 

3) Ibidem. 

4) Jean Baudrillard, "Lo scambio simbolico e la morte", 
Feltrinelli, Milano 1979, 1990. 

5) Cfr. Jean Baudrillard, "La trasparenza del male", 
Sugarco, Milano 1991. 

6) Collage: Raoul Vaneigem, "Banalità di base”, Ed. 
L’ammutinamento del pensiero, Bologna 1 992, e Guy 
Debord, “Rapporto sulla costruzione delle situazioni...", 
Ed. Se II Vostro Pensiero Diventa Debole E' Perchè Lo 
Avete Nutrito Male, Milano 1989. Entrambi i testi 
ripubblicati ne “La rivolta situazionista 1954-1991” 
(sic!), discutibile lavoro antologico curato da Pino 
Bertelli per la TraccEdizioni, 1992. 

7) Immanuel Wallerstein, "Marx e ia storia: percorsi 


utili e inutili”, da Balibar-Wallerstein , "Razza Nazione 
Classe”, Pratiche Editrice, 1991. 

8) Guy Debord, “La società dello spettacolo” (con 
“Commentari sulla società dello spettacolo”), Sugarco, 
Milano 1990. 

9) Leo Apostel, “Materialismo dialettico e metodo 
scientifico”, Einaudi, Torino 1972. 

10) Non intendo la modernità nè come "catastrofe” 
(come vorrebbe lo heideggerismo, peraltro spurio e 
deteriore, degli ultimi anni, o il pressoché intero corpus 
delle Edizioni Adelphi) nè in assoluto come “Progresso”. 
Certo è che nè prima nè durante nè dopo di essa ci 
sono state grandi possibilità di andare “al di là del 
principio della realtà” (H. Marcuse). 

11) R. Sheckley, “Fantasma cinque", Urania 
Mondadori, Milano 1977. 

12) Giorgio Cesarano, op. cit. 

13) Jacques Derrida ha contestato allo strutturalismo 
l’idea di un Essere pienamente “logocentrico e 
fonocentrico”, afferrabile con la voce e la parola 
(intesa alla greca come "scienza", non certo 
nell’accezione saussuriana di "uso individuale del 
linguaggio”), pienamente attingibile. 



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IO ZIO SAM CI RIPROVA 


Dall'estate '90, la più lunga fase di stagnazione dal 
dopoguerra ha visto di volta in volta i tre colossi - Usa, 
Germania, Giappone - candidarsi al ruolo di stato- 
guida per il rilancio delheconomia mondiale; ma finora 
senza successo. 

Confortato dalla ripresina americana (+1 ,9 % della 
produzione in dicembre), oggi Clinton ci riprova, ma 
esclusivamente per gli Usa. La ricetta è di quelle 
stantie: innalzamento dei dazi sull'acciaio; blocco 
delle commesse Cee per gli appalti pubblici Usa nei 
settori acqua, energia, trasporti, telecomunicazioni (si 
preannunciano provvedimenti protezionisti nelsettore 
auto, ove la GM ha segnato il deficit record di 23,5 
miliardi di dollari), con minacciadi rotturadegli accordi 
GATT; all’interno tagli ai sussidi di disoccupazione, 
congelamento delle indicizzazioni sulle pensioni, 
incentivi alle imprese. 

Ma il neoprotezionismo è un'arma scarica e a doppio 
taglio nell'epoca in cui il mondo diviene un unico 
enorme mercato e le multinazionali devono garantire 
i prorpi interessi in ogni angolo del pianeta. 

Piuttosto, in una fase di recessione generalizzata ed 
acutizzazione delle contraddizioni interimperialiste, è 
possibile che l'imperialismo militarmente più forte - gli 
Usa - imponga con il peso delle armi una transitoria 
leadership economica più apparente che reale. 

Del resto è arduo sostenere che sia stata la ripresa 
produttiva americana ad indurre il recalcitrante 
Schlesingeralla “storica" riduzione - un modestissimo 
0,25 % - del tasso di sconto della Bundesbank, 
quando invece negli ultimi mesi il dogma 
dell’intangibilità dei tassi aveva insaponato il cappio 
dell’autostrangolamento economico della Germania. 


IL BLACK OUT DELL’OCCUPAZIONE 

Purtroppo nello scenario cangiante dell'economia 
internazionale l’unico dato certo è la strage dei posti 
di lavoro. 


Negli Usac’è stato solo un calo tecnico - un miserabile 
- 0,2 % - della disoccupazione, mentre a New York i 
disoccupati hanno raggiunto il 13,4% sul totale della 
forza lavoro. 

Per la prima volta in Giappone le statistiche governative 
registrano il 2,4 %di disoccupati; cifre false, che istituti 
di ricerca privati spostano al 4 %, cui va aggiunto il 6 
% di sottoccupati. 

In Germaniac'è un’ecatombe di aziende;tra recessione 
e ristrutturazioni si prevedono, nel '93, per i soli lander 
occidentali, 450.000 disoccupati In più. 

In Inghilterra il '93 porterà altri 400.000 disoccupati. 
In Francia si moltiplicano accordi aziendali imperniati 
su drastici tagli salariali per “salvare” posti di lavoro. 
La stessa stima ufficiale di 34.000.000 di disoccupati 
per il '93 nei paesi dell'area OCSE deve essere 
corretta verso l'alto. 

Nessuna politica sociale è stata messa in cantiere - sia 
a livello internazionale che nei singoli paesi - per 
fronteggiare tale crisi. L’unica via "realistica” è il taglio 
dei rami secchi. 


LA CRISI DEI MODELLI PRODUTTIVI 

Nel Nord del mondo la crisi occupazionale va di pari 
passo con la crisi di sovrapproduzione che si accom- 
pagna ad un processo di deindustrializzazione solo in 
parte compensato dal decentramento produttivo at- 
tuato dalie multinazionali nei neonati poli industriali del 
Sud. 

Nelle cittadelle imperialiste la terziarizzazione della 
produzione, alimentata dalla rivoluzione informatica 
che ha determinato un nuovo intreccio di figure sociali 
del lavoro “immateriale” e materiale, non riesce più ad 
assorbire la manodopera espulsa dalle industrie. 

La compressione palpabile dei consumi degli strati 
proletari nei paesi sviluppati non trova alcun con- 
trappeso nel controllo dei mercati di un Sud pertanta 
parte sull’orlo dello sterminio per guerra e per fame, 


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strangolato dal debito estero e prosciugato dai flussi 
migratori. 

La persistenza e l'accentuazione delie politiche liberiste 
inaugurate negli anni '80 hanno smantellato gli am- 
mortizzatori sociali su cui poggiava le proprie basi il 
Welfare State occidentale. 

Lostesso miracolo economico giapponese, realizzato 
attraverso la rivoluzione “post-taylorista" dell’orga- 
nizzazione del lavoro sintetizzata nella “qualità totale", 
stenta oggi a presentarsi come modello universale, 
come volàno della società capitalistica del 2.000 


IL RE E’ ARMATO, MA NUDO 

Siamo in un'epoca di transizione, di grandi tra- 
sformazioni tecnologiche e produttive, di stra- 
volgimento delle attività umane, del tempo e deliavita 
di miliardi di persone. 

Ma l’onnipotenza del capitale trova il proprio limite in 
se stessa, nella sua voracità, nel dimenarsi senza pro- 
getto, nel correre alla cieca là dove, nell'immediato, 
trae maggiori profitti. 

E nella sua folle corsa verso un “nuovo" che è pro- 
fondamente intriso di vecchio - lo sfruttamento della 
stragrande maggioranza dell'umanità- ilcapitaledivora 
i suoi figli, le sue crature predilette, i suoi organismi di 
mediazione e consenso (partiti, sindacati, istituzioni 
rappresentative a carattere generale). 

In questa crisi strutturale il re è nudo, anche se pur- 
troppo ciò non vuol dire che I sudditi siano vestiti e 
corazzati. 

Di fronte alla crisi la sua risposta è priva di ambiguità: 
sepoltura del Welfare State, immiserimento della 
condizione proletaria, sterminio diretto peri popoli che 
si oppongono o per tutti coloro che entrano in con- 
traddizione/competizione con il suo dominio. 

La quotidianità della guerra sociale e della guerra 
guerreggiata scatenata dal capitale può ingenerare 
rassegnazione ed impotenza. 

Il rischio è sotto gli occhi di tutti, come la barbarie che 
incombe. 

Il confronto tra capitale e lavoro si fa diretto ed investe 
gli aspetti concreti dell’esistenza umana. Non ci si può 
sottrarre allo scontro. 

Sta ai proletari di tutti ì paesi accettare la sfida e riu- 
scire a dislocarla su un terreno più avanzato 


L’AZIENDA ITALIA: LA FASE 
DELLA RECESSIONE PILOTATA 

L’accordo del 31 luglio e la Finanziaria di Amato stan- 
no producendo i loro devastanti effetti. I salari sono 
diminuiti, lo stato sociale (sanità e pensioni) viene 
progressivamente smantellato, le privatizzazioni sono 


partite, la tariffazione sociale nei servìzi è stata ridotta 
al lumicino, il rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici 
è stato privatizzato, i patti in deroga all’equo canone 
hanno determinato la triplicazione degli affitti, i contratti 
pubblici sono stati cancellati. 

Dall’altra parte è stata assorbita senza grossi traumi 
la svalutazione e la fuoriuscita della lira dallo SM E; 
anzi, le aziende esportatrici verso l'area del marco 
hanno conquistato nuove quote di mercato. 
L’inflazione è diminuita soprattutto in conseguenza 
della restrizione dei consumi imposta ai ceti meno 
abbienti. 

L’impoverimento generale delle masse proletarie 
prodottosi da luglio in avanti avrebbe dovuto avere 
come contropartita ladifesadell’occupazione, il rilancio 
della produzione, la discesa del deficit pubblico. Ma a 
tali baggianate ci crede solo Trentin, che ogni tanto 
torna a farsi vivo con la riproposizione del prestito 
forzoso. 

In realtà la disoccupazione, dalle statistiche ufficiali, è 
salita all’1 1,1 %. La crisi occupazionale da endemica 
è divenuta epidemica e si aggraverà ulteriormente nel 
corso dell'anno; le cifre previste sono ballerine, ma 
sicuramente si tratterà di altre centinaia di migliaia di 
disoccupati. 

La produzione industriale è crollata mediamente del 
6 %. 

Il deficit pubblico è ancora una volta fuori controllo e 
si ritorna ad ipotizzare - sia pur tra le smentite go- 
vernative - un’ennesima stangata da 20.000 miliardi. 
Il quadro è quindi nerissimo. Governo e sindacati si 
dannano l'anima per mettere l’ennesima toppa ad una 
situazione sociale che si sta surriscaldando. 

Serafico è, invece, il comportamento della Confin- 
dustria, che evidentemente ora raccogl ie quanto aveva 
seminato a partire dalla scorsa estate. Per l'asso- 
ciazione padronale (si vedano le frequenti esternazioni 
su "Il Sole 24 Ore" del proprio direttore Cipolletta) 
l'azienda Italia ha imboccato la strada giusta, non è più 
- come in precedenza - indifesa di fronte ad una 
recessione importata dall’esterno; l’accordo del 31 
luglio ha messo in moto un virtuoso meccanismo 
deflazionistico, che ha consentito un aumento di 
produttività nell’Industria ed anche nei “famigerati” 
servizi; si è quindi in una nuova fase recessiva pilotata 
dalle aziende, durante la quale potranno recuperare 
margini di competitività interna ed internazionale, 
sbarazzandosi dei rami secchi, mantenendo bassi i 
salari ed evitando interventi di carattere corporativo 
(blocco dei licenziamenti, stipulazione dei contratti del 
pubblico impiego, sviluppo della contrattazione 
aziendale); perciò è necessario arrivare alla 
conclusione della fase due della maxitrattativa sul 
costo del lavoro (nuovo modello di contrattazione, di 
relazioni industriali, di rappresentanza sindacale) e 
soprattutto lottare uniti con sindacato e governo per la 
riduzione del costo del denaro, ultimo ostacolo che si 


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frappone al rilancio degli investimenti e di un nuovo 
ciclo di espansione produttiva 
Alla sirena confindustriale ha fatto subito sponda Del 
Turco che ha proposto la costruzione di una maxi 
lobby (questa sì davvero corporativa!) fra governo, 
confindustria e CGIL-CISL-UIL per costringere i 
banchieri a ridurre i tassi; il messaggio è stato recepito 
daCiampi, che haabbassatoiltassodiscontoall'1 1,50 
%. Ma per i padroni è ancora troppo poco. 


LICENZIAMENTI DI MASSA 
E FORME DI LOTTA 

In Italia si è aperta la stagione dei licenziamenti di 
massa. 

Le cronache traboccano di gesti eclatanti: lavoratori 
arrampicati su torri e ciminiere, murati dentro gallerie 
e miniere. La messa in gioco del proprio corpo, della 
propriavita, esprimono esemplarmente ladisperazione 
operaia in situazioni che paiono senzasbocco. Quando 
è in ballo il posto di lavoro, da cui dipende la propria 
sopravvivenza, è difficile determinare una conflittualità 
coscientemente organizzata che tenti non solo di 
difendere l’esistente, ma anche di progettare, pure in 
forma embrionale, il rovesciamento dei rapporti di 
forza. 

Ed allora l’azione autolesionista ottiene almeno l’effetto 
di far parlare di sè, provoca l'interessamento dei 
prefetti, gli appelli dei vescovi, i proclami del presidente 
della repubblica. Solidarietà pelose, soluzionitampone, 
affratellamenti fittizi si sprecano sotto i riflettori della 
TV. Che rabbia! 

Non facciamo le pulci a chi sceglie queste forme di 
protesta; essi hanno un tasso di dignità enormemente 
più elevato dei loro sponsor. 

Vogliamo però sottolineare come ci siano forme di 
lotta ben più “lesioniste" nei confronti delle controparti, 
che continuano ad essere praticate a livello di massa 
e che vai la pena cercare di indurire e generalizzare. 

I blocchi ferroviari e dei cancelli degli operai dell’ILVA 
di Piombino non fanno parte dell’archeologia operaia; 
bensì esprimono la capacità di attacco contro il nemico 
di classe e di socializzazione dei contenuti della lotta, 
che riesce a trasferirsi anche sul terreno pratico del 
rifiuto dell’accordo, sia con le uova lanciate contro i 
sindacalisti nazionali, sia con la vittoria del no al 
referendum che avrebbe dovuto sancire il regalo fatto 
a Lucchini da un sindacato spudorato. 

Uva, Maserati, Alenia, Enichem, Pirelli, IVI PPG, Eliza- 
beth Arden, Italtel,... la fila delie aziende che chiudono, 
cambianofinalità produttive, si ristrutturano, èdivenuta 
interminabile. 

Oltre alle forme occorre rilanciare ed allargare il fronte 
della lotta. Perciò è necessario non solo il coordina- 
mento dei settori lavorativi colpiti da licenziamenti, 


mobilità, cassintegrazione, non solo l'articolazione dei 
percorsi conflittuali, ma anche costruire le basi della 
solidarietà di classe. 

Quei soggetti sociali autorganizzati che hanno in- 
terloquito nelle piazze d’autunno con consistenti seg- 
menti operai, devono ritornare ad essere direttamente 
visibili davanti alle fabbriche in crisi, mobilitarsi nel 
territorio insieme ai lavoratori, organizzare feste, con- 
certi, raccolte di fondi, assemblee davanti ai cancelli 
presidiati. 

Il generale attacco antiproletario sta polarizzando la 
società italiana, divarica i comportamenti tra sfruttatori 
e sfruttatile da una parte tende a disarticolare il corpo 
sociale, dall’altro lo livella verso il basso. Occorre che 
la comunicazione sociale tra gli sfruttati, pur nella 
pluralità di linguaggi, sfondi i compartimenti stagni, in 
modo da produrre un salto di qualità, dei passaggi 
unitari in avanti nella determinazione materiale di una 
comunanza di interessi imperniata sulla lotta contro i 
licenziamenti, ma in grado di riarticolare i mille fili della 
conflittualità sociale autorganizzata. 

E' importante però, nella ricerca degli obiettivi per cui 
valga veramente la pena di lottare, avere ben chiare 
le finalità cui mirano, in questa fase di grave crisi 
occupazionale, governo, padroni e sindacati. 


DISOCCUPAZIONE E CONTROLLO 
DEL MERCATO DEL LAVORO 

La disoccupazione come iattura nazionale, problema 
generale che non tocca solo i lavoratori, ma su cui 
sono concentrati gli sforzi di governo, padroni e 
sindacati partecipazionisti per il rilancio dell’azienda 
Italia: è questa la melassa interclassista che ci 
ammanniscono ossessivamente i media. Quindi 
occorre essere tutti uniti nei sacrifici, solo così si potrà 
uscire dai tunnel della crisi. Che nausea! 

Intanto cominciamo a dire che la perdita del lavoro, del 
salario, della stessa possibilità di unavita minimamente 
decente, colpisce i lavoratori e non altri. 

Poi aggiungiamo che in questa crisi occupazionale, 
oltre a chi ci perde tutto, c’è anche chi ci guadagnatan- 
to. E nonsitrattasoltantodellasolita renditafinanziaria 
ed urbana che si avvantaggia sul capitale cosiddetto 
produttivo; come se rendita e profitto siano categorie 
metastoriche, astrattamente separate, e non invece - 
come in realtà è - profondamente intrecciate tra loro. 
Allora va detto chiaramente che questa strage occu- 
pazionale è peripadroni una mannadal cielo, non solo 
perchè permette loro di attuare ristrutturazioni e 
diversificazioni produttive, ma anche perchè pone le 
basi del controllo pervasivo del capitale sul mercato 
del lavoro, elasticizzando al massimo la forza lavoro, 
destrutturando il salario, i regimi d’orario, 
l’organizzazione del lavoro. 


Febbraio 1993 


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CAPORALATO E LAVORO IN AFFITTO 

Il governo Amato si è preso l'incarico di sancire giu- 
ridicamente questo passaggio. 

In tal senso si muove il decreto legge n° 1 del 5/1 /'93, 
che dà il via libera al lavoro interinale (art. 1 2), cioè la 
legalizzazione del caporalato nel settore terziario, per 
cui il lavoratoreformalmente dipendente da un’azienda 
fornitrice di mano d’opera potrà essere prestato a 
questo o quell'imprenditore che ne farà richiesta; a- 
vremo così il lavoratore globe trotter, passibile di 
licenziamento in ogni momento, con il preavviso ma 
senza giusta causa o giustificato motivo. 

Viene introdotta per i lavoratori iscritti da più di due 
anni al collocamento la possibilità di assunzione a 
tempo indeterminato con il salario d'ingresso (art. 11), 
corrispondente il 1 ° anno al 70 % ed il 2° all’80 % del 
salario contrattuale; eccole le nuove gabbie salariali 
diffuse su tutto il territorio nazionale. 

Sono previsti per i lavoratori dai 16 ai 32 anni, ap- 
partenentiallequalifichepiù basse, contratti d'ingresso 
a termine (dai 6 ai 12 mesi) con ampi sgravi fiscali per 
i datori di lavoro che li assumeranno (art.10). 

Viene cancellata, anche in agricoltura, la chiamata 
numerica (art. 8). 

Insieme alla legge 223/’91 (Controriforma della 
cassintegrazione) sponsorizzata a suo tempo dai 
sindacati di stato, questo decreto consegna la forza 
lavoro in balia dell'arbitrio padronale. 

CISL e UIL esprimono consenso alle misure go- 
vernative, la CGIL protesta, masi adegua per evitare 
guai peggiori. I padroni incassano, ma vogliono le 
mani ancora più libere; si sa che l'appetito vien 
mangiando. 


LE VERTENZE PADRONALI 

Ma i padroni, oltre che premere sul governo per ot- 
tenere provvedimenti ad hoc, fanno politica a tutto 
campo, sperimentando direttamente sulla pelle dei 
lavoratori soluzioni ristrutturati ve che puntano alla 
costruzione di uno scenario sociale depurato dal con- 
flitto ed interamente attraversato dal dispotismo del 
capitale. 

Su tale lunghezza d’onda De T omaso e Radice Fossati 
sì sono mossi per liquidare la Maserati, ove una lunga 
lotta operaia ha strappato solo il prolungamento per il 
'93 della cassintegrazione, l’ipotetico reimpiego di una 
parte degli occupati nel futuro megacentro commer- 
ciale che sorgerà sulle ceneri della fabbrica, una man- 
ciatadi occupati in una misteriosa azienda d’informatica 
di Taiwan, altre centinaia saranno assorbiti dagli enti 
locali, entrando in concorrenzacon gli attuali dipendenti 
precari. Ma il tutto è solo sulla carta. 

In questo gioco al massacro non poteva mancare il 


vecchio tondinaro Lucchini, che, con la privatizzazione 
delPILVA, è diventato padrone di mezza Piombino. In 
quest'area, a parte l'accordo truffa dell'Uva respinto 
dagli operai, è importante sottolineare alla Magona (a- 
Itra azienda siderurgica dei gruppo Lucchini) l'impo- 
sizione, oltre che della cassintegrazione, di un codice 
di regolamentazione dello sciopero, che rappresenta 
il primo caso concreto dell'applicazione di una sorta di 
legislazione antisciopero nell’industria privata. 

Nel panorama del revanchismo padronale un posto di 
rilievo va assegnato alla Fiat. Nell’ultima lettera agli 
azionisti Agnelli mostra di andare contro corrente, 
combattendo lacrisidell’auto con investimenti record. 
Un vero signor imprenditore, l’avvocato! 

Ma intanto il futuro lo costruisce minacciando la chiu- 
sura dell'Alfa di Arese. La strategia Fiat punta sul tra- 
sferimento della produzione al Sud. A Melfi, con 4.000 
miliardi di fondi pubblici, si sta allestendo la fabbrica 
integrata, ove si lavorerà su 3 turni, di notte (anche le 
donne), al sabato, con un salario decurtato di 280.000 
lire rispetto alla media nazionale del gruppo. E' da 
Melfi che si riparte per introdurre anche a Mirafiori il 
turno di notte. FIM, UILM e SIDA sono già d’accordo, 
la FIOM fa le bizze, ma non è pregiudizialmente con- 
traria. 

Il ricatto sull’occupazione è l’arma che in questa fase 
i padroni, il governo, i sindacati, stanno utilizzando - a 
diversi livelli -percancellare le già stravolte "regole del 
gioco”dei rapporti sociali. I padroni peresercitare il co- 
mando assoluto sull’interezza della condizione prole- 
taria. Il governo per continuare a tenersi a galla, data 
l’eccezionaiità della crisi. I sindacati per riproporsi 
come ultimi mediatori possibili, garanti di soluzioni 
qualsiasi. 

Eh no, ci sono troppe cose che non funzionano. Oc- 
corre guardare la situazione dal punto di vista 
diametralmente opposto, quello dei lavoratori 


SALARIO GARANTITO, 

REDDITO SOCIALE, 

RIDUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO 

Per noi si tratta di partire dall'assunto per cui la crisi 
non devono pagarla i lavoratori. Il problema è il come, 
poiché, soprattuttoperl'autorganizzazione, la battaglia 
contro i licenziamenti è particolarmente difficile. 

E' necessario allora costruire a livello di massa obiettivi 
credibili e nello stesso tempo radicali. 

Riteniamo che non si possa procedere in ordine 
sparso. 

Ciò non vuol dire che nella singola azienda non 
possano esistere lotte vincenti, ma che il problema va 
inquadrato nella prospettiva della generalizzazione 
della lotta. 

Pertanto la presenza delle forze autorganizzate nei 


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prossimi scioperi regionali deve essere tangibile e 
saper indicare, nei luoghi di lavoro e nelle piazze, la 
necessità dell'allargamento della battaglia per la 
garanzia del salario e del reddito. 

E qui giungiamo al cuore del problema: l'inutilità della 
difesa di tutti i posti di lavoro a rischio. Occorre trac- 
ciare una strada da percorrere in positivo. 

Difficile e contraddittorio è l’obiettivo del blocco dei li- 
cenziamenti, che, seppurforse raggiungibile, non po- 
trebbe essere che parziale, provvisorio e magari rea- 
lizzato sottof orma di contratti di solidarietà. Su tale via 
si sta mettendo una parte del sindacalismo vecchio e 
nuovo, rispolverando la legge 863/'84, recentemente 
peggiorata dalla circolare 11/’93 del ministro del lavoro 
Cristofori, circolare esplicativa delPart.2 del decreto 
legge 478/'92. I contratti di solidarietà prevedono la 
riduzione del 30 % dell'orario e del salario; con la sud- 
detta circolare il governo stanzia yna somma pari alla 
metà della decurtazione salariale; tale somma non 
viene più integralmente assegnata - come in pre- 
cedenza - al lavoratore a parziale integ razione salariale, 
ma ripartita equamente tradipendenti e datori di lavo- 
ro. Si tratta quindi di un altro regalo per i padroni. 

Lo stesso governo sta varando un maxidecreto che 
contiene al suo interno, oltre al decreto sul lavoro in- 
terinale, il decreto che proroga a tutto il '93 la cassa 
straordinaria per le aziende con più di 500 dipendenti, 
il decreto che estende temporaneamente le liste di 
mobilità alle piccole aziende sotto i 15 dipendenti, 
ulteriori provvedimenti d'urgenza che prorogano le 
liste di mobilità in scadenza entro febbraio (riguardanti 
circa 1 00.000 lavoratori) ed altre misure straordinarie. 
Questi sono pannicelli caldi, che spostano solo leg- 
germente in avanti l’ondata di licenziamenti. Il tutto 
condito da una serie di dispositivi legislativi e pattizi 
che fanno strame dei diritti dei lavoratori. 

Allora occorre parlare forte e chiaro, l'autorganiz- 
zazione lotta per il salario garantito, per la riduzione 
drastica della giornata lavorativa sociale. Questi sono 
obiettivi strategici. 

Nell’attuale fase si può cominciare ad articolarli; bisogna 
battersi per cancellare la 223 che ha stravolto le norme 
sulla durata della cassintegrazione, ripristinando la 
situazione precedente; qualsiasi provvedimento le- 
gislativo legato alladifesadell'occupazionedeve avere 
carattere duraturo, automatico, generalizzato (senza 
distinzione tra lavoratori di piccole, medie e grandi 
aziende) e non deve intaccare la titolarità del posto di 
lavoro; le liste di mobilità vanno eliminate, sostituite 
con la cassintegrazione straordinaria; gli emolumenti 
dei lavoratori in cassa non devono essere inferiori ali’ 
80 % dell’ultimo salario lordo percepito in azienda. 
Nel contempo è indispensabile che i lavoratori dei 
settori colpiti da crisi e ristrutturazioni aprano a livello 
territoriale vertenze incentrate sul prezzo politico dei 
servizi sociali; tali lotte devono incontrarsi con quelle 
degli altri soggetti proletari (pensionati, disoccupati,..) 


da sempre coinvolti nella crisi. 

Occorre ripartire con lotte di comparto, comprensorio, 
per strappare riduzioni d'orario, anche minime, ma a 
parità di salario, per miglioramenti della normativa e 
dell’organizzazione del lavoro, solo così si possono 
creare i presupposti deiila battaglia epocale per la 
riduzione generale dell'orario di lavoro. La maledizione 
delle otto ore non deve essere vissuta come l'eterno 
male minore (rispetto al dilagare degli straordinari). In 
proposito occorre scatenare anche una vera rivoluzione 
culturale. Non abbiamo alcuna democrazia industriale 

0 civiltà del lavoro (leggi sfruttamento) da salvare. Bi- 
sogna rivendicare e riaffermare con forza il diritto pro- 
letario ad una esistenza dignitosa, a prescindere 
(avrebbe detto Totò) del ricatto della schiavitù del 
lavoro salariato. 

Certo rimane ii problema del che cosa, come e perchi 
produrre. Problema enorme, su cui si giocano i destini 
stessi delhumanità; è il problema politico più generale 
della nostra epoca, che può essere affrontato con- 
cretamente dai soggetti del lavoro dipendente a partire 
dalla garanzia della loro riproduzione materiale ed 
intellettuale svincolata dalla sudditanza al capitale. 
La lotta per il salario garantito, per il reddito sociale, 
per le garanzie giuridiche e sociali di tutta l’enorme 
massa di lavoro precarizzato e parcellizato, è oggi po- 
liticamente legittimata a fronte della crisi del regime 
dei partiti che galleggia su un mare di tangenti, af ronte 
di un ceto imprenditoriale ingrassatosi con i finan- 
ziamenti pubblici, a fronte di un ceto sindacale che è 
socialmente altro rispetto ai lavoratori. 

1 fiumi di miliardi rapinati con le tangenti, sperperati 
con le spese militari, di regime e il finanziamento pub- 
blico dei partiti, arraffati dagli industriali con la Cassa 
per il Mezzogiorno e gli appalti truccati, sottratti dagli 
speculatori finanziari e dagli evasori fiscali, devono 
tornare ai lavoratori, ai proletari. Abbiamo già dato 
troppo, perciò la crisi la paghino i padroni. 


CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE 
DEL RAPPORTO DI LAVORO 
NEL PUBBLICO IMPIEGO 

Se la crisi occupazionale nell'Industria è il dato più pre- 
occupante di questi mesi, la situazione nel settore 
pubblico e dei servizi di pubblica utilità non è certo 
allegra, altre 50.000 espulsioni di lavoratori sono pre- 
viste nel prossimo biennio nelle Ferrovie, le Poste 
denunciano 1 5.000 esuberi, le aziende municipalizzate 
10.000. Il blocco del turn-over si è fatto rigidissimo in 
tutti i comparti pubblici. Le privatizzazioni cominciano 
a divenire operative. 

Ma la questione su cui urge concentrare il massimo 
dell’attenzione e delle proposte di lotta è la priva- 
tizzazione dei rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici. 


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Gli assi portanti del decreto legislativo definitivamente 
approvato il 22 gennaio dal consiglio dei ministri sono: 

a) Introduzione della mobilità, sia volontariachecoatta; 
il rifiuto di quest'ultima comporta il licenziamento del 
dipendente dopo due anni di messa in disponibilità 
(equivalente alla cassintegrazione). 

b) Blindatura dei tetti contrattuali; se in un determinato 
comparto s'introducono delle riforme comportanti oneri 
economici, o viene prolungata la vigenzadel contratto 

0 ne vengono sospesi i relativi benefici. 

c) Costituzione di Agenzie per le relazioni sindacali 
delle pubbliche amministrazioni che sostituiscono i 
singoli ministeri nella stipulazione dei contratti; ai 
politici subentrano i manager. 

d) Mansionari più elastici che prevedono il temporaneo 
e parziale utilizzo del personale nello svolgimento di 
mansioni superiori, con il mantenimentodellequalifiche 
(e dei relativi salari) più basse. 

e) Controlli di produttività rigidamente organizzati su 
scala gerarchica dal’alto verso il basso. 

f) Nuova definizione dei criteri di "maggiore rappre- 
sentatività sindacale", tramite apposito accordo tra 
presidenza del consiglio ed attuali confederazioni 
sindacali maggiormente rappresentative (sembra il 
gioco delle tre carte). 

g) Introduzione dell'orario spezzato nei ministeri, enti 
ed uffici pubblici. 

h) Decreto legislativo ad hoc per la scuola che riduce 
gli organici, estende la mobilità del personale su tutto 
il territorio nazionale, accorpa gli istituti, aumenta gli 
alunni per classe, elasticizza le mansioni di docenti ed 
ATA, istituisce parametri di valutazione della pro- 
duttività del sistema scolastico cui sono vincolati i 
flussi di spesa. 

3.600.000 dipendenti pubblici vedranno stravolta la 
propria vita. La filosofia del decreto è aziendalistica e 
ristrutturatrice. La qualità del servizio e la cosiddetta 
professionalità non c'entrano. 

Il criterio è quello di avere a disposizione lavoratori 
mobili, tappabuchi, precarizzati, penalizzati salarial- 
mente (non basta l’attuale blocco contrattuale), sot- 
tomessi alle gerarchie aziendali, regolamentati, schiac- 
ciati fra l'incudine della maggiore produttività e il mar- 
tello del licenziamento. 

L’introduzione dell’orario spezzato non solo sconvolge 

1 tempi di vita di milioni di lavoratori, ma produce - 
soprattutto nei grossi centri urbani -un peggioramento 
complessivo della qualità della vita con l’incremento 
dei flussi di traffico, l’intasamento e il blocco della cir- 
colazione nei centri storici e nelle periferie, l’innalza- 
mento dei già altissimi tassi d'inquinamento. 

I sindacati hanno fortemente voluto questa "riforma", 
ne dovranno pagare tutte le conseguenze politiche. 
L’autorganizzazione, che nel settore dei servizi pubblici 
ha radici antiche, ha il compito di costruire tutti i pas- 
saggi necessari per la mobilitazione generale contro 
questo decreto legislativo già operante. Non è vero 


che non si può far nulla! Entro un anno il governo - 
come stabilisce lo stesso decreto - può apportarvi 
delle modifiche. Perciò - anche a livello formale - esiste 
uno spazio vertenziale che deve essere perseguito 
fino in fondo. La controparte diretta è il governo. An- 
cora una volta la lotta si fa politica e può legarsi alle 
altre rivendicazioni proletarie. Urge arrivare a breve 
ad una prima assemblea nazionale delle realtà autor- 
ganizzate, che verifichi lecondizioniperia realizzazione 
dello sciopero generale dì tutti i dipendenti pubblici per 
l’inizio della primavera. 


IL MOVIMENTO D’AUTUNNO, 

LE LOTTE, LA RAPPRESENTANZA, 
L’AUTORGANIZZAZIONE 

Si va consumando la crisi del regime dei partiti. La 
corruzione politico-imprenditoriale è l’intreccio su cui 
si fonda il sistema delle tangenti. Insieme alla delegit- 
timazione per via giudiziaria dei partiti comincia a far 
capolino anche una questione sindacal-criminale. 

La crisi della rappresentanza politico-sindacale su cui 
si è fondato il patto sociale della repubblica è ormai 
separazione fra governati e governanti. Il governo A- 
mato, pur veleggiando nel mare di rottami di quelle che 
un tempo erano state le articolazioni canalizzatrici del 
consenso, continua a restare in sella per adempiere ai 
compiti di desertificazione sociale assegnatigli dalla 
confindustria. 

Come se nulla fosse, ma niente è più come prima. 

Il movimento d'autunno, il movimento delle incom- 
patibilità, il movimento dell’autorganizzazione non ha 
vinto la sua guerra e neppure la singola battaglia, ma 
non è più una delle tante meteore dello scenario po- 
litico-sociale italiano. 

Oggi l’autorganizzazione non può nè trincerarsi nel 
caso per caso della resistenza sociale, nè irrompere 
nel cielo della politica passando per le forche caudine 
di vecchie e nuove gabbie istituzionali. Per l'autor- 
ganizzazione si tratta di agire come soggetto comples- 
sivo che costruisce un progetto politico-sociale radi- 
calmente antagonista nei confronti dell'esistente. 

E' nella pratica di massa delle piazze d’autunno che 
l'autorganizzazione ha impattato con il problema della 
rappresentanza generale dei lavoratori: l'autorganiz- 
zazione da una parte, il pachiderma del sindacato di 
stato dall’altra. 

Ed è in questa terra di nessuno che separa nettamente 
l’autorganizzazione dal sindacato di stato che si è 
insediato il “movimento” dei consigli fiancheggiato 
dalla sinistra sindacale e da qualche Camera del 
Lavoro del Nord (soprattutto Brescia). 

Quando il movimento d’autunno aveva già iniziato la 
paraboladiscendente i consigli hannogiocato leproprie 
carte facendo melina sullo sciopero generale, fino a 


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rendere questa prospettiva impalpabile e irrealistica. 
Quel gioco gli è sostanzialmente riuscito, oggi si ri- 
candidano a ripetere la sceneggiata, stavolta l'obiettivo 
è la rappresentanza sindacale ed il referendum per 
l’abrogazione dell'alt. 19 dello Statuto dei Lavoratori. 
Lo scopo è chiaro: ristrutturare il potere sindacale, de- 
centrandolo a livello territoriale e di singola azienda, 
poiché l’apparatocentralediCGIL-CISL-UILèdivenuto 
inviso alla maggioranza dei lavoratori. In fondo anche 
questa è una variante delle riforme istituzionali in atto. 

I consigli unitari di CGIL-CISL-UIL - cosi si chiamano 
con involontaria autoironia e malcelato disprezzo 
verso i lavoratori - hanno ufficialmente scelto nell’as- 
semblea nazionale di lancio del referendum (6/2 a 
Roma) - alla presenza di meno di 1 00 persone, tra cui 
molti funzionari sindacali e di partito - la classica so- 
luzione all’italiana: raccolta di firme sia sul quesito 
abrogazionistasecco dell'alt 1 9 (quello proposto dal- 
l’autorganizzazione), sla per l'abrogazione parziale 
(addiritturapeggiorativadell’esistente, perchè legittima 
esclusivamente la rappresentanzadelle organizzazioni 
sindacali aziendali firmatarie di contratti), sia per 
un’iniziativa di legge popolare sulla rappresentanza, di 
cui non si conoscono i contenuti; soprattutto, poi, i 
consigli hanno dichiarato di non voler arrivare al re- 
ferendum, ma di utilizzare le firme come strumento di 
pressione sul parlamento per ottenere una nuova 
legge sulla rappresentanza. Che miseria! 

Al contrario le forze dell’autorganizzazione e del 
sindacalismo di base - LAVORATORI AUTORGA- 
NIZZATI, COBAS SCUOLA, SLA, CUB,... - superando 
lo stato di empasse e le divisioni che le avevano fre- 
nato nei mesi di novembre e dicembre, sono riuscite 
a ricomporre un fronte unitario incentrato sull’abro- 
gazione secca dell’alt. 1 9, affiancandole altri 4 refer- 
endum abrogazionisti dei decreti legislativi di Amato 
su pensioni, sanità, privatizzazione del rapporto di la- 
voro nel Pubblico Impiego, e della L. 223 sulla cas- 
sintegrazione. Si tratta quindi di un pacchetto referen- 
dario che lega alla questione squisitamente politica 
della rappresentanza questioni di grande rilevanza 
sociale, su cui saldare gli interessi dei lavoratori 
dipendenti con quelli degli altri strati proletari. 

Si prospetta quindi unaprimavera referendaria gestita 
dall’autorganizzazione, capace di aprire una grande 
battaglia politica e sociale nei luoghi di lavoro, nei 
territori, nel Paese. 



Con ciò non si vuole ipotizzareda parte dell'autorganiz- 
zazione nessuna risibile via referendaria alla trasfor- 
mazione sociale. A differenza del passato (si pensi 
alla battaglia antinucleare) non c’è nessuna separa- 
zione tra chi fa le lotte e chi promuove i referendum. 
Certo c’è da guardarsi da una concezione integralista 
esostituzionistadei referendum, percuidopo l'autunno 
delle lotte arriva la primavera dei referendum; tali 
posizioni sono da battere senza indugi. La campagna 
referendaria deve completamente intrecciarsi con le 
lotte contro i licenziamenti, le privatizzazioni, per la 
difesa degli spazi e dei servizi sociali, andando di pari 
passo con la maturazione a livello di massa degli 
obiettivi generali e concreti dell’autorganizzazione. 

In questa battaglia complessiva l'autorganizzazione 
può crescere e radicarsi, intessere una solida rete di 
legami, diffondere i Cobas e gli organismi di base nei 
luoghi di lavoro e nel sociale, compiere un salto di 
qualità nella lotta contro i padroni, il governo Amato, 

I sindacati di stato. 

La stessa battaglia sulla rappresentanza non va vista 
come esclusivo riconoscimento politico dell’autorga- 
nizzazione; ciò è vero solo in parte, perchè centrale è 
la garanzia per tutti i lavoratori di autodeterminare in- 
dividualmente e collettivamente i propri percorsi di 
dibattito e di lotta (diritto di assemblea, di sciopero,..). 
Tale è la posta in gioco in questa fase. 
Nell’immediato non abbiamo alcuna intenzione di 
lasciare campo libero ai consigli nella loro pretesa di 
rappresentarsi come gli eredi testamentari del mo- 
vimento d'autunno. Questo è l’obiettivo, neanche tan- 
to celato, della manifestaziona nazionale del 27/2 a 
Roma contro il governo Amato: riaccreditare agli occhi 
dei lavoratori un nuovo soggetto sindacale parzialmente 
riformato e "credibile". 

L'autorganizzazione, che è stata il cuore del movimento 
d’autunno, rendendone palesi le incompatibilità con gli 
obiettivi sindacai - istituzionali, non si sottrae a questo 
terreno di battaglia politica. Con la manifestazione del 
27 si tratta di costruire un altro pezzo del percorso di 
lottadi massa iniziatoall’indomanidel31 luglio. Perciò 
l'autorganizzazione, in tutte le sue articolazioni lavo- 
rative e sociali, sarà presente in piazza, nella sua pie- 
na autonomia politica e con i suoi obiettivi ed elementi 
di programma antagonisti. 


Contro il governo Amato 

tutti in piazza 
a Roma 
sabato 27 febbraio 
Piazza Esedra ore 15 

Roma 11/2/'93 


Febbraio 1993 


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UN'ALTRA MORTE DI STATO 

Radio Evasione 

trasmissione del martedì e del venerdì dalle 20 alle 21 
dai microfoni di radio Sherwood di Padova e ripetuta da 
Radio Cooperativa di Montebelluna e Radio K. centrale 
Bologna. 


Nella notte tra domenica 24/1 e lunedì 25/1 si è im- 
piccato all’interno della cella di isolamento dove era 
stato posto il detenuto UMBERTO SELVA. 


Questa “morte di stato”, non sapremmo come altro 
definirla, è avvenuta al nuovo complesso penale di 
Padova. Umberto era noto a tutti i detenuti delia sua 
sezione perisuoiproblemipsicologicichegli rendevano 
impossibile condividere la sua cella con un altro dete- 
nuto. Va ricordato che le celle del nuovo complesso 
penale sono state concepite per una persona ed ora 
con il sovraffollamento di prigionieri, grazie alla legge 
Craxi-Jervolino, è “normale" adibire perdue o addirittura 
più persone. 

Di fronte alla richiesta dei secondini di introdurre un 
altro detenuto nella cella di Umberto, altri prigionieri si 


erano offerti di accogliere il nuovo venuto nella loro 
cella proprio perchè a conoscenza dei problemi di 
Umberto. 

Niente datare l'amministrazione penitenziariadoveva 
dimostrare che nessuno può opporsi ai suoi ordini, in 
spregio persino al regolamento penitenziario. Inseguito 
alle sue rimostranze Umberto veniva quindi spedito 
alle celle di isolamento. Come RADIO EVASIONE 
siamo venuti a conoscenza della notizia già ieri 26/1 , 
tramite il tam tam di detenuti e avvocati. 

La stampa ha ignorato il tutto. A questo punto non si 
tratta nemmeno di fare controinformazione ma infor- 
mazione. 


PER UNA SOCIETÀ’ SENZA MORTI 
DI STATO E SENZA GALERE. 



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ecrt milano 


IL TESTO DELLA SEGUENTE 
LETTERA E' STATO INVIATO DAI 
DETENUTI DEL NUOVO 
COMPLESSO PENALE DI 
PADOVA AL PROCURATORE 
GENERALE DELLA REPUBBLICA, 
AL PRESIDENTE DELLA 
REPUBBLICA, AL MINISTRO DI 
GRAZIA E GIUSTIZIA, AL 
DIRETTORE GENERALE I.I.P.P., 
AL MAGISTRATO DI 
SORVEGLIANZA DI PADOVA, 

AD AMNESTY INTERNATIONA!, 
AL TRIBUNALE EUROPEO PER I 
DIRITTI DELL'UOMO DI 
STRASBURGO, OLTRE ALLE 
REDAZIONI DELLE MAGGIORI 
TESTATE NAZIONALI E LOCALI. 


Ill.mo Signor Procuratore, 

siamo i detenuti del Nuovo Complesso Penale di Padova e 
ci rivolgiamo a Lei per denunciare un episodio gravissimo, 
accaduto in questo Istituto eh e pu rtroppo è costato la vita ad 
un nostro compagno di detenzione. 

Nella giornata del 24/1/1993, è stato coattamente ubicato 
nella cella n. 23, del primo piano lato destro, un detenuto 
giunto da un altro Istituto di pena. 

In suddetta cella era già ubicato Umberto Selva che a cause 
di patologie nervose era sotto stretto controllo dello Psichiatra, 
e sottoposto a terapie psicotrope, pertali motivi clinici aveva 
espresso il desiderio di rimanere in cella da solo. 

Alle rimostranze dello stesso, nonostante avesse evidenziato 
agli agenti di P.P. e ai sottoufficiali di servizio il suo quadro 
clinico, gli veniva negato il permesso di rimanere in cella da 
solo, a questo punto il povero Selva tentava di darsi fuoco 
all'interno della propria cella, evidenziando inequivoca- 
bilmente il suo stato mentale ed i suoi prblemi clinici; nel 
vedere quanto stava accadendo l'Ispettore degli Agenti di 
P.P. alla presenza degli stessi Agenti, dei sottoufficiali e di 
alcuni detenuti inveiva verbalmente contro il povero Selva 
dicendogli che poteva fare quello che voleva, che tanto 
ormai lui sarebbe ugualmente andato in isolamento e che 
poteva anche suicidarsi, nonostante ciò l’Ispettore 
Sciancalepore disponeva il trasferimento del detenuto alle 
celle d’isolamento dello stesso Istituto. 

Dapremettere che alt ridetenuti della stessasezione essendo 
a conoscenza delle problematiche psicologiche di cui era 
oggetto il povero Selva, off rivano spontaneamente di ospitare 
ilnuovo giunto per far sì che lo stesso Selva potesse rima- 
nere da solo in cella, purtroppo tutto questo è stato inutile 
poiché il povero Selva ha attuato l'insano gesto togliendosi 
la vita mediante impiccagione. 

Questi sono i fatti, Egregio Signor Procuratore, e su questi 
chiediamo che venga fatta piena luce sul grave fatto nel più 
breve tempo possibile. 

Tenga presente che il povero Selva, alcuni mesi fa, aveva 
tentato il suicidio nel carcere di Verona, fortunatamente in 
quell'occasione altri detenuti gli salvarono la vita, qui non è 
stato possibile in quanto portato, come già detto, in 
isolamento. 

Inoltre, la informiamo di alcuni dati sicuramente importanti: 
1 ) Quale medico ha visitato il Selva e stabilito la sua idoneità 
ad essere ammesso in isolamento? 

2) Può l'Ispettore isolare un detenuto con gravi problemi 
psicologici senza adeguata sorveglianza per un soggetto 
così ad alto rischio autolesionistico? 

Certi in un suo immediato interessamento dell’accaduto, 
attendiamo in brevissimo tempo chi da Lei demandati a far 
luce sull’accaduto affinchè questi vengano in Istituto; oltre 
che svolgere le indagini voglia sicuramente ascoltare i 
compagni di sezione del Selva, nonché la commissione dei 
detenuti, affinchè si possano evidenziare le singole 
responsabilità. 


I detenuti porgono Deferenti Ossequi. 


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LETTERA APERTA PER L'AMICO 
UMBERTO SELVA SUICIDA 
IN CARCERE 

PER SOVRAFFOLLAMENTO 
IL 25-1-1993, 

INVIATA AL DIRETTORE 
DEL QUOTIDIANO 
"IL MATTINO" 

DI PADOVA. 


Caro Umberto, il tuo estremo gesto disperato, ci ha 
tutti profondamente colpiti e ci sentiamo anche un po' 
colpevoli. 

SI, colpevoli per aver assecondato la famigerata 
legge Gozzini, per non esserci ribellati prima, per aver 
tacitamente accettato ogni imposizione, compresa 
quella di convivere a coppie nelle celle sìngole; anguste 
gabbiediunpollaiochesonodisumaneancheperuna 
sola persona. 

Non ci siamo ribellati per non perdere “i benefici” e ci 
siamo adeguati a "vivere" in orizzontale per 20 ore al 
giorno, privati anche dello spazio minimo vitale. 

E' notizia di questi giorni che il direttore dott. Vellecca 
ed il comandante Maresciallo Patrizio, ci vogliono 
imporre. La terza persona per ogni cella; in questo 
maledetto carcere di cemento, dove non si vede altro 
che cemento e P”aria” è un cubo di cemento: forno 
crematorio d'estate e gelido freezer d’inverno. 

Noi vogliamo l’Hotel S.Maria Maggiore di Venezia, 
altro che carcere inumano e scandalo nazionale!! 
Questo nuovo complesso penale è il simbolo dell'an- 
nientamento personale, quisiamo ridotti a meri numeri, 
qui è morto Umberto, nello sprezzante silenzio 
generale. E' morto un numero??? 

Con rinnovata forza, ci opponiamo a questa logica 
d’annientamento delle personalità e pubblicamente 
denunciamo l'esclusiva responsabilità della succitata 
direzione carceraria che è latitante in tutte le reiterate 
istanzeche naturali sorgono in ognuno di noi: richieste 
di magg iorspazi di socialità, domande di uman izzazione 
del sito e dei rapporti detenuti-direzione, l’utilizzo alla 
meglio delle strutture esistenti quali palestra e campo 
di calcio. 

Fino alle più semplice e ragionevoli richieste ma ci 
troviamo sempre di fronte ad un muro, calpestati nei 
diritti e soggiogati al ricatto dei "benefici della legge 
Gozzini” (che tra l’altro diventano sempre più labili, per 
volontàdel Governo, della Magistraturadi Sorveglianza 
e della (in)discrezìonalità della direzione!). 

Caro Umberto, per il tuo estremo esempio di rivolta 
non pagherà nessuno, come al solito .... certo ci sarà 
l'ennesima buffata dell’inchiesta e ... 

Siamo solo noi, i destinatari del tuo disperato appello, 
resterai nella memoria collettiva e nei nostri cuori. E 
non ci dimenticheremo neppure della colpevole 
ambizione della direzione. 

Provino pure a costringerci in tre per cella: solo una, 
spontanea, enorme, devastante sarà la risposta: rivolta! 
Fino alla distruzione del carcere! 

Ci spiace per te, On. Gozzini, ma ad essere repressi 
non ci stiamo più. Per Umberto, perché non ci sia più 
nessun altro che paghi per un credito, perconquistarci 
spazi vitali, per sentirci ancora vivi 


Urliamo Velleca e Patrizio andatevene! 


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LA "LA CAMPANA" NON ADDOMESTICATA 
DAL CARCERE SPECIALE DI VOGHERA. 


Dopo 
avervlstoin 
tv la “manife- 
stazione teatrale" 

(è il caso di dirlo subito, 

NAUSEANTE!) presentata 
con grande ufficialità dall’am- 
ministrazione carceraria di voghe- 
rà che ha tirato fuori i suoi “gioielli di 
famiglia” in occasione del “santo natale", 
non ci possiamo esimere dal prendere la 
parola per dire la nostra a proposito del cosidetto 
“Collettivo Verde" e più in generale per quanto ri- 
guarda funzionalità e funzioni di questo “lazzaretto". 
Lazzaretto considerato il "fiore all'occhiello" del ministro 
carcerario italiano sia per le strutture razionate in 
ingabbiamenti a compartimento stagno, sia per l’alta 
tecnologia elettronica centralizzata in stile americano 
e della quale se n'è dibattuto a lungo negli anni della 
sua inaugurazione. 

Non era certo nostra intenzione polemizzare e/o tanto 
meno raccontare le reali contraddizioni che caratte- 
rizzano la gestione e il trattamento in questo carcere 
per il semplice fatto che le diamo per scontato che 
all'esterno si conoscono e non sono la contraddizione 
principale del momento esistendo situazioni peggiori 
come l’Asinara e Pianosa. 

Inoltre, non siamo interessati all’abbellimento delle 
galere con l'inf iorìtura delle finestre per nascondere le 
sbarre e tanto meno all’infiocchettatura delle pareti in 
“rosa” per addolcire il grigiore delle celle, in quanto 
restiamo fortemente convinti che le più belle galere 
sono quelle che si riuscirà a RADERE AL SUOLO! 
Ed invece, vista la "maestosità e lo “sfarzo" in tutta la 
sua falsità che hanno rappresentato per P"opinione 
pubblica" attraverso il TG.3 regionale e naturalmente 


grazie alla bontà dei suoi operatori attenti all'infor- 
mazione spettacolo e di Regime, ci preme dire la no- 
stra verità per informare la moltitudine dei detenuti (e 
non detenuti I) che stanno ancora al di quadelle sbarre 
e delle reti alle finestre in quanto non si sono svenduti 
la loro identità ai dispnsatori di “permessi premio”, 
delle “libertà a condizione”, degli “arresti a domicilio” 
ed altre truffe del genere che tutti conosciamo. 

Ed allora, abiamo preso la parola perfar sapere a tutti 
che la realtà del funzionamento e trattamento dei 
prigionieri nelcarceredi Voghera, non èquella mandata 
in onda per più telegiornali dai solerti giornalisti del 
TG.3 e raccopntata col sorriso sornione da 
amministratori ed ex malavitosi rinsaviti... 


E ci spieghiamo meglio: 

1 ) Il carcere di Voghera, dopo la riconversione in car- 
cere maschile avvenuta negli anni scorsi, ha assunto 
l'immagine del “carcere di massima deterrenza” sia 
del circuito delle carceri “speciali" che "normali". 



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primo 
periododel- 
la sua "inaugu- 
razione”, infatti è 
stato molto “duro”. 

In pratica hanno rispettato 
la consegna che vuole l’uso 
del bastone all’apertura di un 
nuovo carcere, si sa bene a quale 
scopo. Fatto sta che i detenuti sono stati 
costretti a scendere in lotta facendo più di 
uno sciopero dellafameperdenunciare l’infame 
trattamento del tutto gratuito. 

Poi cominciarono "le visite” dei soliti politicanti garantisti 
del sistema e, tra un interrogazione e l’altra al Ministro 
delle galere di turno, le violenze e le provocazioni 
finirono e il trattamento rientrò nella norma generale. 

2) Con la normalizzazione del trattamento si co- 
minciarono ad aprire degli spazi di socialità interna 
anche tra le sezioni e questa mobilità si prestò al gioco 
di quello che poi si vedrà. 

Tra le varie iniziative che si prospettano fattibili alla 
direzione, viene fuori quella dell’Opera teatrale alla 
quale si da credito. 

In poco tempo si maturarono le condizioni e si va a 
costruire un gruppo ampio di detenuti che si divertono 
a giocare a fare gli attori. 

Naturalmente la finalità della maggiorparte è quelladi 
divertirsi contribuendo in questo modo ad allentare 
ulteriormente le tensioni, aprire ulteriorispazidi vivibilità 
sfruttando naturlamente questo per i propri fini, ossia 
percercare di ottenere quei “benefici di legge” promessi 
dalla magnanima "riforma carceraria” del Gozzini. Ma 
ben presto le pie illusioni dei più scontrano con quelle 
dei pochi che mirano più in “alto”. 

3) Come succede nelle “migliori galere", c’è stato il 
solito gruppetto degli "attori veri", i “più intelligenti e 
furbi" che fa le sue “fughe in avanti”, socializza mag- 
giormente col nemico credendo forse di "farlo fesso” 
usandolo per raggiungere I propri fini egoistici, senza 
capire, forse {?), che sta cascando nella trappola dei 
topi tesa da "marpioni” ben più furbi... E' un giochetto 
che in questi anni s'è ripetuto spesso. 

Questo gruppetto poi sarebbero i “gioielli di famiglia” 
presentati a “natale" come trofeo dalla Direzione di 
Voghera attraverso il TG.3 

4) E’ in questo contesto che viene creato II "Collettivo 
Verde”. 

Nella fase preparatoria le riunioni col personale vigile 
e militare del carcere come è facile immaginare si 
intensificano. INtanto avviene la rottura con altridetenuti 
che non sono d’accordo di passare al di là del “guado". 
Stilano documenti da far circolare neH’ambito del 


carcere cercando di mascherare con le parole ciò che 
avviene nei fatti. Ma trovano ben poche adesioni. Non 
gli resta che contarsi la decina che sono. 

Una volta contatisi preso atto dell'opposizione della 
stragante maggioranza dei detenuti all’iniziativa “ver- 
de", non gli resta che chiedere di andare via dalla 
sezione speciale in quanto potrebbe diventare un 
rischio restare. 

Le riunione con la direzione e le massime autorità 
ministerialisonoaH'ordinedelgiomo. Amato in persona 
gestisce l’operazione e ne cura I rapporti con i 
“personaggi” più rappresentativi. Sarà lui stesso ad 
illustrare alla Stampa ed in TV i particolari della co- 
stituzione del “Collettivo Verde” e di quelle che sono le 
ragioni, i fini che si erano preposti. Sarà sempre lui a 
presentare all’opinione pubblica” i "superergastolani, 
superkiiler, I superirriducibili delle carceri “ravveduti” 
Nel frattempo, una volta provata la loro fede al "nemico 
di una volta", erano stati trasferiti dal Reparto speciale 
in un’altracostruzionedistaccatadal complesso, deno- 
minata la "casermetta”, poiché ne ha tutte le caratte- 
ristiche strutturali, tecniche ed organiche. 

5) A questo punto il Ministero dovrà dimostrare la sua 
buona volontà di dare fiducia agli affidabili. E' ancora 
Amato a prendersi la responsabilità di dare ai suoi 
“gioielli” il massimo della credibilità. 

Cosi in poco tempo, per dimostrare che fa sul serio 
lanciando allo stesso tempo un messaggio a quanti 
sono rimasti al di qua se vogliono seguirli in quella 
strada, comincia a mandarli in “permesso” e 
puntualmente rientrano alio scadere del termine. Non 
ci può essere migliore dimostrazione della fedeltà 
verso ristituzione” e viceversa. 

C’è stata solo una piccola “macchia" all’inizio che ha 
rischiato di compromettere tutto. Infatti, un detenuto 
che non era nessun "personaggio”, è mancato di 
qualche ora al rientro stabilito per ragioni sue. 

Forse aveva perso treno visto che poi è rientrato e 
quindi non c'era la volontà di darsi alla latitanza. 
Ebbene, perquesto poveraccio è stata la suadef initiva 
rovina! 

Oltre alla normale denunciapenale perii ritardo, come 
è tornato in "caserma” è stato letteralmente massacrato 



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d i 
botte 
dai suoi 
già ex soci. E 
nondalieguardie 
come magari si po- 
teva temere. Immedia- 
tamente è stato trasferito 
in un altro carcere speciale 
per scontare le sue ''colpe” ma 
più che altro per veicolare il mes- 
saggio del papà Amato che chi ''manca” 
alla sua parola di "uomo d’onore” non avrà 
scampo! 

La sua vendetta, stando alle voci di chi l’ha 
conosciuto, pare sia un “piatto” che non si raffredda 
più. 

6) Da questa “area verde” di Voghera vengono con- 
tinuamente inviati messaggi in tutte le direzioni. 

In carcere alla ricercadi sottoscrittori dei loro programmi 
di abbruttì mento, e fuori verso un "opinione pubblica” 
distratta dalla “disinformazione” perchè li accolga a 
braccia aperte in quanto personaggi “ravveduti” e af- 
fidabili che il “carcere duro” ha educato ... 

Ma nonostante ciò i sottoscrittori dei loro programmi 
di abbruttimento stando ai numeri sono pochi. 

Infatti da quello che ci risulta, sono gli stessi più o 
meno di quando sono partiti. 

Ai soci fondatori se ne sono aggiunti un paio. Ma visto 
che non sono anonimi al pubblico riportiamo per e- 
steso i loro nomi certi di non commettere nessuna 
infamità. 

Questi sono ANDRAUS VINCENZO, SANTO TUCCI, 
DIRISIO CLAUDIO, LATTANZIO DAVIDE, LATTAN- 
ZIO DANIELE, RUSSO ANDREA, RIVELLINI FRAN- 
CO, ROSSI TONINO, SUAS ROBERTO. 

Facciamo presente che insieme a questi nella ca- 
sermetta ci hanno messo 2 combattenti rivoluzionari 
arabo-palestinesi i quali non hanno nulla da spartire 
con i programmi dei sopracitati personaggi e di Amato. 

I palestinesi sono stati assegnati d’ufficio dalla direzione 
generale di Roma filo-israeliana e sionista per man- 
tenerli isolati dai loro compagni e non farli comunicare 
tra di loro; inoltre percontrollarli da vicino da personale 
affidato cercando di corromperli e farli arrendere 
rinnagando lalorogloriosacausarivoluzionariacontro 
il sionismo rivoluzionario. 

7) Riepilogando per la cronaca diciamo che questi 
signori delle “Collettivo Verde” di Voghera, vanno 
regolarmente in vacanza a casa, lavorano all'interno 
e all’esterno del carcere in quanto sconsegnati si auto- 
gestiscono la scarcerazione, hanno cucina, lavanderia 
ecc autogestita, sono aperti dalla mattina alla sera in 
sezione fanno colloqui coi familiari in sala pranzo, una 


volta alla settimana si riuniscono col personale civile e 
militare del carcere per discutere i “fatti degli altri”... 
Questi sono i “bravi” per i quali c'è tutto. 


Dall’ altra parte ci siamo i “cattivi” 
detenuti del carcere di Voghera per i 
quali c’è solo la loro dignità , 

1) Noi considerati i Cattivi detetnuti di Voghera, siamo 
divisi su tre sezioni speciali autonome. In pratica tre 
piccoli carceri. Abbiamo decoroso divieto d’incontro 
coi detetnuti delle altre sezioni nonostante tra di noi 
non abbiamo avutop alcun motivo per non poterci 
incontrare. Ora le sezini si moltiplicheranno. Infatti 
sono cominciati i lavori per dividere a metà ogni 
sezione in quanto da una parte ci dovranno stare i 
detetnuti sottoposti all’articolo 41 bis, e dall’altra chi 
ancora sta in lista d’attesa. Infatti ci vuole ben poco per 
essere classificati ''ultrapericolosi”. 

2) Ogni sezione è composta da oltre 20 celle ma i 
detetnuti sono circa una decina per sezione di cui la 
metà aggravati dal 41 bis. 

Questi detenuti con l'aggravante sono diventati “ul- 
trapericolosi" dalla mattina alla sera. Per decreto! 
Senza che sia successo nulla che potesse giustificare 
un provvedimento repressivodelgenere. Dallamattina 
alla sera sono stati privati di tutto! Dal fornellino per ri- 
scaldarsi un bicchiere di latte ai colloqui coi familiari, 
alile telefonate menisli, alle ora d’aria, alla socialità. 
Quello che non è stato tolto definitivamente, è stato 
ridotto a metà. 

Mentre ai non interessati del 41 bis è stato lasciato quel 
poco che avevano e il tutto stando a pochi metri di 
distanza gli uni dagli altri. 

Infatti sono stati spostati solo all'altra estremità della 
sezione però severamente privati da poter passare 
loro un caffè. 

Questa è la vera strategia dell’individualizzazione del 
trattamento ideata da Amato e i suoi soci. 



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3 ) 

Con i 
rigionieri 
delle altre se- 
zioni se prima vi 
era la possibilità di 
incontrarsi alla eh iesa ed 
al campo sportivo per fare 
delle partite, possibilità rag- 
giunte nel tempo, ora è stato defi- 
nitivamente tolto tutto. Senza che sia 
successo nulla, lo ripetiamo. 

Però in questo carcere vige l'ideologia del 
“trescare”! 

Il sistema di controllo capillare del detenuto è fondato 
sul principio della costruzione delle “tresche”... Infatti, 
i divieti d’incontro tra soggetti che non hanno alcun 
motivo peressere privati dell’incontrarsi regolarmente, 
fanno nascere i sospetti che poi loro stessi, i dirigenti, 
alimentando mettendo gli uni contro gli altri, alimen- 
tando voci di corridoio, storcendo la reità ai piacimenti 
di chi trama le tresche da dietro le quinte. 

4) Tra la primavera e l’estate '92 è stata sostituita tutta 
la dirigenza. 

Dopo un lungo periodo di tergiversazioni dirigenziali, 
sono finalmente arrivati un direttore e un maresciallo 
comandante che si dice siano definitivi assegnati a 
questo carcere. 

Per un lungo periodo tra l’inverno e la primavera c'e- 
rano state delle “inchieste Ministeriali” per accertare 
non si è capito bene quali infrazioni da parte della diri- 
genza precedente. 

Inchieste che hanno portato appunto alla sostituzione 
del personale dirigente. 

Questa nuova dirigenza non appena insediata ha 
cominciato a ritagliare degli spazi di vivibilità che si 
erano raggiunti con la gestione precedente e negli 
anni. Ciò è stata la dimostrazione logica che il nuovo 
che hanno portato è quello di ritornare indietro al trat- 
tamento punitivo del periodo dell’apertura come già 
detto. 

Il tutto è stato fatto per gradi quasi temendo di 
disturbare la "quiete” dei detenuti. 

Ma nei fatti nessuno s’è meravigliato più di tanto 
finora. 

Però in futuro non si può garantire la stessa quiete in 
quanto le misure restrittive stanno creando problemi 
ai familiari nei giorni del colloquio in qunato ili stanno 
facendo aspettare fuori dai cancelli anche delle ore 
perchè mancano le strutture necessarie per svolgere 
il servizio come intende la nuova dirigenza. 

Perciò, se iltutto rientra nella mentalità del “provocare” 
gratuitamente i familiari è certo che non ci staremo. 

5) Altra condizione che vogliamo sottolineare è che 
nelle sezioni dei “cattivi”, ci sono una gran parte di 


detenuti che stanno differenziati per motivi ridicoli e 
senza nessuna pericolosità oggettiva. Sono dei dete- 
nuti certamente antagonisti che nelle carceri “normali” 
hanno lottato per avere il diritto della saponetta, del 
mangiare cibi mangiabili, deil'avere l'assistenza medica 
etc. etc. Perpunizione contro le loro legittime richieste 
sono stati mandati al carcere di massima deterrenza 
di Voghera. 

Altri ce ne sono che sono anni che si fanno la loro 
galera, che non hanno denuncie nè rapporti di pu- 
nizione, che hanno pene irrisorie da scontare, eppure 
non vengono declassificati come si dovrebbe. 

Ci si chiede a chi giova mantenere fermo questo stato 
di cose. 

L’altro fatto giusto da denunciare ma che rientra nella 
mentalitàtragediografia vogarese, è il comportamento 
padronale del personale civile preposto alla cosidetta 
“assistenza sociale” che occupa il tempo con i "buoni” 
e non si preoccupa minimamente di chiamare anche 
quella parte dei cattivi che non hanno rinunciato alla 
libertà eche sono nelle condizioni dipoterusufruire dei 
"benefici di legge” che spettano a chi ha le carte in 
regola pur non essendo infame e/o confidente della 
direzione. 

Queste figure, pur presenti nel carcere, svolgono un 
ruolo di supporto degli ideologhi del “trescare”. 
Percuriosità bisognerebbe sapere anche cosa scrive- 
ranno nelle cartelle biografiche di ciascun detenuto 
quando le pesentano , per esempio, al magistrato di 
sorveglianza, al ministero, ai cc, ecc ecc, perdescrivere 
la personalità del detenuto “cattivo"... Con questo 
naturalmente non si pretende di diventare “buoni” alla 
maniera dei “Verdi” ma al contrario si vuole sollevare 
il marcio che c’è ai carcere di Voghera per evitare di 
essere contagiati. 


Un gruppo di detenuti 
del carcere speciale di Voghera. 


(Comitato Controsbarre Leoncavallo) 



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Centro Sociale Leoncavallo 

Programmazione Musicale 


REGGA! NIGHTS 

SERATA SK A 

Venerdì 26 febbraio 

Sabato 3 aprile 

PERSIANA JONES 

HEAD QUARTERS (Reggae) 

Sabato 27 febbraio 

& LE TAPPARELLE MALEDETTE 

RIAMA DI KABA (Afro) 

STRINE 

RADIO REBELDE (Reggae) 
Venerdì 5 marzo 

Venerdì 9 aprile 
SU TA GAR (Euskadi) 

KENZE NERE 

EUSKO HERRIA SUKARRA (Euskadi) 

Sabato ó marzo 

Sabato 10 aprile 

UK SUBS (GB) 

EMBRYO 

Venerdì 1 2 marzo 

FILO DA TORCERE 

NIU TENNICI 

Venerdì 1 6 aprile 

M.O.B. 

WAKA WAKA 

Sabato 1 3 marzo 

PEGGIO 

CONTE ZERO 

Sabato 1 7 aprile 

INSTIGATORS (GB) 

Venerdì 1 9 marzo 

NEXUS 

Venerdì 23 aprile 

Sabato 20 marzo 

MODEL T-BOOGIE 
DEJTRA FARR 

DOPPIA ELLE 
TEQUILA BOOM BOOM 

Sabato 24 aprile 

POLITICO'S POSSE 

D.O.A. (Vancouver) 

Venerdì 26 marzo 

TOXIC YOUTH 

FALL OUT 

Venerdì 1 maggio 

B. RUDE 

RED HOUSE 

WHY ARE THEY? 

ONE LOVE HI PAWA 

Sabato 27 marzo 

Sabato 1 maggio 
TRACTORES (Isole Canarie) 

AFRICA UNITED 

LES DOU DOU (Senegai) 

Venerdì 2 aprile 

JAZZ CROMATI C ENSEMBLE 

Sabato 8 maggio 

PAS ABRAHAM (Jamaica) 


Via Leoncavallo, 22 MILANO • Tram 33 - MM Pasteur 


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Avviso agli utenti ECN 


Sono state attivate sul nodo ECN di Milano quattro Aree Conferenza 
in comune con P-NET. 

P-NETè una rete di BBS indipendenti di cui alcuni materiali si trova- 
no già nelle aree files ECN (in particolare delle BBS "Senza Con- 
fine" di Macerata e "SIDAnet" di Roma). 

Queste Aree messaggi sono: 

AIDSNEWS informazioni sul problema dell'AIDS 

ANTIPROIBIZIONISMO informazioni su droga, tossicodipen- 
denze e proibizionismo 

CONFCARCERE conferenza sulle carceri 

CYBERPUNK area informazioni e conferenza su 

computers telematica e loro uso 
alternativo 


ECN Milano 

Modem 02 2840243 


F.i.P. MILANO - Leoncavallo 22 - 20 febbraio 1 993 




ecn milano 


UN'ALTRA MORTE DI STATO 

Radio Evasione 

trasmissione del martedì e del venerdì dalle 20 alle 21 
dai microfoni di radio Sherwood di Padova e ripetuta da 
Radio Cooperativa di Montebelluna e Radio K. centrale 
Bologna. 


Nella notte tra domenica 24/1 e lunedi 25/1 si è im- 
piccato all’interno della cella di isolamento dove era 
stato posto il detenuto UMBERTO SELVA. 


Questa “morte di stato", non sapremmo come altro 
definirla, è avvenuta al nuovo complesso penale di 
Padova. Umberto era noto a tutti i detenuti della sua 
sezioneperisuoiproblemipsicologicichegli rendevano 
impossibile condividere la sua cella con un altro dete- 
nuto. Va ricordato che le celle del nuovo complesso 
penale sono state concepite per una persona ed ora 
con il sovraffollamento di prigionieri, grazie alia legge 
Craxi-Jervolino, è “normale" adibire perdue o addirittura 
più persone. 

Di fronte alla richiesta dei secondini di introdurre un 
altro detenuto nella cella di Umberto, altri prigionieri si 


erano offerti di accogliere il nuovo venuto nella loro 
cella proprio perchè a conoscenza dei problemi di 
Umberto. 

Niente datare l'amministrazione penitenziariadoveva 
dimostrare che nessuno può opporsi ai suoi ordini, in 
spregio persinoal regolamento penitenziario. Inseguito 
alle sue rimostranze Umberto veniva quindi spedito 
alle celle di isolamento. Come RADIO EVASIONE 
siamo venuti a conoscenza della notizia già ieri 26/1 , 
tramite il tam tam di detenuti e avvocati. 

La stampa ha ignorato il tutto. A questo punto non si 
tratta nemmeno di fare controinformazione ma infor- 
mazione. 


PER UNA SOCIETÀ’ SENZA MORTI 
DI STATO E SENZA GALERE. 



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Giornale Telematico per l'autonomia in rete 



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IL TESTO DELLA SEGUENTE 
LETTERA E' STATO INVIATO DAI 
DETENUTI DEL NUOVO 
COMPLESSO PENALE DI 
PADOVA AL PROCURATORE 
GENERALE DELLA REPUBBLICA, 
AL PRESIDENTE DELLA 
REPUBBLICA, AL MINISTRO DI 
GRAZIA E GIUSTIZIA, AL 
DIRETTORE GENERALE I.I.P.P., 
AL MAGISTRATO DI 
SORVEGLIANZA DI PADOVA, 

AD AMNESTY INTERNATIONA!, 
AL TRIBUNALE EUROPEO PER I 
DIRITTI DELL'UOMO DI 
STRASBURGO, OLTRE ALLE 
REDAZIONI DELLE MAGGIORI 
TESTATE NAZIONALI E LOCALI. 


lll.mo Signor Procuratore, 

siamo i detenuti del Nuovo Complesso Penale di Padova e 
ci rivolgiamo a Lei per denunciare un episodio gravissimo, 
accaduto in questo Istituto che purtroppo è costato la vita ad 
un nostro compagno di detenzione. 

Nella giornata dei 24/1/1993, è stato coattamente ubicato 
nella cella n. 23, del primo piano lato destro, un detenuto 
giunto da un altro Istituto di pena. 

In suddetta cella era già ubicato Umberto Selva che a cause 
di patologie nervoseerasottostrettocontrollo dello Psichiatra, 
e sottoposto aterapie psicotrope, pertali motivi clinici aveva 
espresso il desiderio di rimanere in cella da solo. 

Alle rimostranze dello stesso, nonostante avesse evidenziato 
agli agenti di P.P. e ai sottoufficiali di servizio il suo quadro 
clinico, gli veniva negato il permesso di rimanere in cella da 
solo, a questo punto il povero Selva tentava di darsi fuoco 
all’interno deila propria cella, evidenziando inequivoca- 
bilmente il suo stato mentale ed i suoi prblemi clinici; nel 
vedere quanto stava accadendo l’Ispettore degli Agenti di 
P.P. alla presenza degli stessi Agenti, dei sottoufficiali e di 
alcuni detenuti inveiva verbalmente contro il povero Selva 
dicendogli che poteva fare quello che voleva, che tanto 
ormai lui sarebbe ugualmente andato in isolamento e che 
poteva anche suicidarsi, nonostante ciò l’Ispettore 
Sciancalepore disponeva il trasferimento del detenuto alle 
celle d’isolamento dello stesso Istituto. 

Da premettere che altri deten uti della stessa sezione essendo 
a conoscenza delle problematiche psicologiche di cui era 
oggetto il povero Selva, offrivanospontaneamentedi ospitare 
ilnuovo giunto per far si che lo stesso Selva potesse rima- 
nere da solo in cella, purtroppo tutto questo è stato inutile 
poiché il povero Selva ha attuato l’insano gesto togliendosi 
la vita mediante impiccagione. 

Questi sono i fatti, Egregio Signor Procuratore, e su questi 
chiediamo che venga fatta piena luce sul grave fatto nel più 
breve tempo possibile. 

Tenga presente che il povero Selva, alcuni mesi fa, aveva 
tentato il suicidio nel carcere di Verona, fortunatamente in 
quell’occasione altri detenuti gli salvarono la vita, qui non è 
stato possibile in quanto portato, come già detto, in 
isolamento. 

Inoltre, la informiamo di alcuni dati sicuramente importanti: 
1 ) Quale medico ha visitato il Selva e stabilito la sua idoneità 
ad essere ammesso in isolamento? 

2) Può l’Ispettore isolare un detenuto con gravi problemi 
psicologici senza adeguata sorveglianza per un soggetto 
così ad alto rischio autolesionistico? 

Certi in un suo immediato interessamento dell’accaduto, 
attendiamo in brevissimo tempo chi da Lei demandati a far 
luce sull’accaduto affinchè questi vengano in Istituto; oltre 
che svolgere le indagini voglia sicuramente ascoltare i 
compagni di sezione dei Selva, nonché la commissione dei 
detenuti, affinchè si possano evidenziare le singole 
responsabilità. 


I detenuti porgono Deferenti Ossequi. 


Febbraio 1993 


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LETTERA APERTA PER L'AMICO 
UMBERTO SELVA SUICIDA 
IN CARCERE 

PER SOVRAFFOLLAMENTO 
IL 25-1-1993, 

INVIATA AL DIRETTORE 
DEL QUOTIDIANO 
"IL MATTINO" 

DI PADOVA. 


Caro Umberto, Il tuo estremo gesto disperato, ci ha 
tutti protondamente colpiti e ci sentiamo anche un po' 
colpevoli. 

Sì, colpevoli per aver assecondato la famigerata 
legge Gozzini, per non esserci ribellati prima, per aver 
tacitamente accettato ogni imposizione, compresa 
quella di convivere a coppie nelle celle singole; anguste 
gabbiediunpollaiochesonodisumaneancheperuna 
sola persona. 

Non ci siamo ribellati per non perdere "i benefici” e ci 
siamo adeguati a “vivere” in orizzontale per 20 ore al 
giorno, privati anche dello spazio minimo vitale. 

E' notizia di questi giorni che il direttore dott. Vellecca 
ed il comandante Maresciallo Patrizio, ci vogliono 
imporre. La terza persona per ogni cella; in questo 
maledetto carcere di cemento, dove non si vede altro 
che cemento e l'”aria” è un cubo di cemento; forno 
crematorio d’estate e gelido freezer d'inverno. 

Noi vogliamo l'Hotel S. Maria Maggiore di Venezia, 
altro che carcere inumano e scandalo nazionale!! 
Questo nuovo complesso penale è il simbolo dell'an- 
nientamento personale, quisiamo ridotti a meri numeri, 
qui è morto Umberto, nello sprezzante silenzio 
generale. E' morto un numero??? 

Con rinnovata forza, ci opponiamo a questa logica 
d'annientamento delle personalità e pubblicamente 
denunciamo l’esclusiva responsabilità della succitata 
direzione carceraria che è latitante in tutte le reiterate 
istanze che naturali sorgono in ognuno di noi: richieste 
di maggiorspazidisociaiità, domande di umanizzazione 
del sito e dei rapporti detenuti-direzione, l’utilizzo alla 
meglio delle strutture esistenti quali palestra e campo 
di calcio. 

Fino alle più semplice e ragionevoli richieste ma ci 
troviamo sempre di fronte ad un muro, calpestati nei 
diritti e soggiogati al ricatto dei "benefici della legge 
Gozzini” (che tra l'altro diventano sempre più labili, per 
volontàdel Governo, della Magistraturadi Sorveglianza 
e della (in)discrezionalità della direzione!). 

Caro Umberto, per il tuo estremo esempio di rivolta 
non pagherà nessuno, come al solito .... certo ci sarà 
l’ennesima buffata dell’inchiesta e ... 

Siamo solo noi, i destinatari del tuo disperato appello, 
resterai nella memoria collettiva e nei nostri cuori. E 
non ci dimenticheremo neppure della colpevole 
ambizione della direzione. 

Provino pure a costringerci in tre per cella: solo una, 
spontanea, enorme, devastante sarà la risposta: rivolta! 
Fino alla distruzione del carcere! 

Ci spiace per te, On. Gozzini, ma ad essere repressi 
non ci stiamo più. Per Umberto, perché non ci sia più 
nessun altro che paghi per un credito, perconquistarci 
spazi vitali, per sentirci ancora vivi 


Urliamo Velleca e Patrizio andatevene! 


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LA "LA CAMPANA" NON ADDOMESTICATA 
DAL CARCERE SPECIALE DI VOGHERA. 


Dopo 
avervisto in 
tv la “manife- 
stazione teatrale" 

(è il caso di dirlo subito, 

NAUSEANTE!) presentata 
con grande ufficialità dall’am- 
ministrazione carcerariadi voghe- 
rà che ha tirato fuori i suoi "gioielli di 
famiglia" in occasione del "santo natale", 
non ci possiamo esimere dal prendere la 
parola per dire la nostra a proposito del cosidetto 
“Collettivo Verde" e più in generale per quanto ri- 
guarda funzionalità e funzioni di questo "lazzaretto”. 
Lazzaretto considerato il“fiore all'occhiello” delministro 
carcerario italiano sia per le strutture razionate in 
ingabbiamenti a compartimento stagno, sia per l’alta 
tecnologia elettronica centralizzata in stile americano 
e della quale se n'è dibattuto a lungo negli anni della 
sua inaugurazione. 

Non era certo nostra intenzione polemizzare e/o tanto 
meno raccontare le reali contraddizioni che caratte- 
rizzano la gestione e il trattamento in questo carcere 
per il semplice fatto che le diamo per scontato che 
all’esterno si conoscono e non sono la contraddizione 
principale del momento esistendo situazioni peggiori 
come l’Asinara e Pianosa. 

Inoltre, non siamo interessati all’abbellimento delle 
galere con l’inf ioritura delle finestre per nascondere le 
sbarre e tanto meno ali'infiocchettatura delle pareti in 
"rosa" per addolcire il grigiore delle celle, in quanto 
restiamo fortemente convinti che le più belle galere 
sono quelle che si riuscirà a RADERE AL SUOLOI 
Ed invece, vista la “maestosità e lo “sfarzo” in tutta la 
sua falsità che hanno rappresentato per l’"opinione 
pubblica" attraverso ÌITG.3 regionale e naturalmente 


grazie alla bontà dei suoi operatori attenti all’infor- 
mazione spettacolo e di Regime, ci preme dire la no- 
stra verità per informare la moltitudine dei detenuti (e 
non detenuti !) che stanno ancora aldi quadelle sbarre 
e delle reti alle finestre in quanto non si sono svenduti 
la loro identità ai dispnsatori di “permessi premio”, 
delle “libertà a condizione”, degli “arresti a domicilio” 
ed altre truffe del genere che tutti conosciamo. 

Ed allora, abiamo preso la parola per far sape re a tutti 
che la realtà del funzionamento e trattamento dei 
prigionierinelcarceredi Voghera, non è quella mandata 
in onda per più telegiornali dai solerti giornalisti del 
TG.3 e raccopntata col sorriso sornione da 
amministratori ed ex malavitosi rinsaviti... 


E ci spieghiamo meglio: 

1) Il carcere di Voghera, dopo la riconversione in car- 
cere maschile avvenuta negli anni scorsi, ha assunto 
l’immagine del "carcere di massima deterrenza” sia 
del circuito delle carceri "speciali” che "normali”. 



Febbraio 1993 


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I I 

primo 
periodo del- 
la sua "inaugu- 
razione”, infatti è 
stato molto “duro”. 

In pratica hanno rispettato 
la consegna che vuole l’uso 
del bastone all'apertura di un 
nuovo carcere, si sa bene a quale 
scopo. Fatto sta che i detenuti sono stati 
costretti a scendere in lotta facendo più di 
uno sciopero dellafameperdenunciare l'infame 
trattamento del tutto gratuito. 

Poi cominciarono "le visite” dei soliti politicanti garantisti 
del sistema e, tra un interrogazione e l'altra al Ministro 
delle galere di turno, le violenze e le provocazioni 
finirono e il trattamento rientrò nella norma generale. 

2) Con la normalizzazione del trattamento si co- 
minciarono ad aprire degli spazi di socialità interna 
anche tra le sezioni e questa mobilità si prestò al gioco 
di quello che poi si vedrà. 

Tra le varie iniziative che si prospettano fattibili alla 
direzione, viene fuori quella dell’Opera teatrale alla 
quale si da credito. 

In poco tempo si maturarono le condizioni e si va a 
costruire un gruppo ampio di detenuti che si divertono 
a giocare a fare gli attori. 

Naturalmente la finalità della maggior parte è quella di 
divertirsi contribuendo in questo modo ad allentare 
ulteriormente letensioni, aprire ulteriori spazidi vivibilità 
sfruttando natu riamente questo per i propri fini, ossia 
percercare di ottenere quei "benefici di legge” promessi 
dalla magnanima “riforma carceraria” del Gozzini. Ma 
ben presto le pie illusioni dei più scontrano con quelle 
dei pochi che mirano più in "alto". 

3) Come succede nelle “migliori galere”, c'è stato il 
solito gruppetto degli "attori veri”, i "più intelligenti e 
furbi" che fa le sue "fughe in avanti”, socializza mag- 
giormente col nemico credendo forse di "farlo fesso” 
usandolo per raggiungere i propri fini egoistici, senza 
capire, forse (?), che sta cascando nella trappola dei 
topi tesa da "marpioni" ben più furbi... E’ un giochetto 
che in questi anni s'è ripetuto spesso. 

Questo gruppetto poi sarebbero i "gioielli di famiglia” 
presentati a "natale” come trofeo dalla Direzione di 
Voghera attraverso il TG.3 

4) E' in questo contesto che viene creato il "Collettivo 
Verde". 

Nella fase preparatoria le riunioni col personale vigile 
e militare del carcere come è facile immaginare si 
intensificano. INtanto avviene la rottura con altri detenuti 
che non sono d’accordo di passare al di là del “guado”. 
Stilano documenti da far circolare nell’ambito del 


carcere cercando di mascherare con le parole ciò che 
avviene nei fatti. Ma trovano ben poche adesioni. Non 
gli resta che contarsi la decina che sono. 

Una volta contatisi preso atto dell’opposizione della 
stragante maggioranza dei detenuti all’iniziativa "ver- 
de”, non gli resta che chiedere di andare via dalla 
sezione speciale in quanto potrebbe diventare un 
rischio restare. 

Le riunione con la direzione e le massime autorità 
ministerialisonoairordìnedelgiorno. Amato in persona 
gestisce l’operazione e ne cura i rapporti con i 
“personaggi” più rappresentativi. Sarà lui stesso ad 
illustrare alia Stampa ed in TV i particolari della co- 
stituzione del "Collettivo Verde" e di quelle che sono le 
ragioni, i fini che si erano preposti. Sarà sempre lui a 
presentare all’opinione pubblica” i “superergastolani, 
superkiller, i superirriducibili delle carceri "ravveduti" 
Nel frattempo, una volta provata la loro fede al “nemico 
di una volta”, erano stati trasferiti dal Reparto speciale 
in un’altracostruzionedistaccatadal complesso, deno- 
minata la "casermetta", poiché ne ha tutte le caratte- 
ristiche strutturali, tecniche ed organiche. 

5) A questo punto il Ministero dovrà dimostrare la sua 
buona volontà di dare fiducia agli affidabili. E' ancora 
Amato a prendersi la responsabilità di dare ai suoi 
"gioielli" il massimo della credibilità. 

Così in poco tempo, per dimostrare che fa sul serio 
lanciando allo stesso tempo un messaggio a quanti 
sono rimasti al di qua se vogliono seguirli in quella 
strada, comincia a mandarli in "permesso” e 
puntualmente rientrano allo scadere del termine. Non 
ci può essere migliore dimostrazione della fedeltà 
verso l’”istituzione” e viceversa. 

C’è stata solo una piccola "macchia” all’inizio che ha 
rischiato di compromettere tutto. Infatti, un detenuto 
che non era nessun "personaggio”, è mancato di 
qualche ora al rientro stabilito per ragioni sue. 

Forse aveva perso treno visto che poi è rientrato e 
quindi non c’era la volontà di darsi alla latitanza. 
Ebbene, pe rquesto poveraccio è stata la sua definitiva 
rovina! 

Oltre alla normale denunciapenale perii ritardo, come 
ètornato in "caserma" è stato letteralmente massacrato 



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d i 
botte 
dai suoi 
già ex soci. E 
nondalleguardie 
come magari si po- 
teva temere. immedia- 
tamente è stato trasferito 
in un altro carcere speciale 
per scontare le sue “colpe” ma 
più che altro per veicolare il mes- 
saggio del papà Amato che chi "manca" 
alla sua parola di “uomo d'onore" non avrà 
scampo! 

La sua vendetta, stando alle voci di chi l'ha 
conosciuto, pare sia un “piatto" che non si raffredda 
più. 

6) Da questa “area verde" di Voghera vengono con- 
tinuamente inviati messaggi in tutte le direzioni. 
Incarcereallaricercadisottoscrittori dei loro programmi 
di abbruttimento, e fuori verso un "opinione pubblica" 
distratta dalla “disinformazione” perchè li accolga a 
braccia aperte in quanto personaggi “ravveduti" e af- 
fidabili che il “carcere duro" ha educato ... 

Ma nonostante ciò i sottoscrittori dei loro programmi 
di abbruttimento stando ai numeri sono pochi. 

Infatti da quello che ci risulta, sono gli stessi più o 
meno di quando sono partiti. 

Ai soci fondatori se ne sono aggiunti un paio. Ma visto 
che non sono anonimi al pubblico riportiamo per e- 
steso i loro nomi certi di non commettere nessuna 
infamità. 

Questi sono ANDRAUS VINCENZO, SANTO TUCCI, 
DIRISIO CLAUDIO, LATTANZIO DAVIDE, LATTAN- 
ZIO DANIELE, RUSSO ANDREA, RIVELLINI FRAN- 
CO, ROSSI TONINO, SUAS ROBERTO. 

Facciamo presente che insieme a questi nella ca- 
sermetta ci hanno messo 2 combattenti rivoluzionari 
arabo-palestinesi i quali non hanno nulla da spartire 
con i programmi dei sopracitati personaggi e di Amato. 

I palestinesi sono stati assegnati d’ufficio dalla direzione 
generale di Roma filo-israeliana e sionista per man- 
tenerli isolati dai loro compagni e non farli comunicare 
tra di loro; inoltre per controllarli da vicino da personale 
affidato cercando di corromperli e farli arrendere 
rinnagando la loro gloriosa causa rivoluzionariacontro 
il sionismo rivoluzionario. 

7) Riepilogando per la cronaca diciamo che questi 
signori delle “Collettivo Verde" di Voghera, vanno 
regolarmente in vacanza a casa, lavorano all’interno 
e all’esterno del carcere in quanto sconsegnati si auto- 
gestiscono la scarcerazione, hanno cucina, lavanderia 
ecc autogestita, sono aperti dalla mattina alla sera in 
sezione fanno colloqui coi familiari in sala pranzo, una 


volta alla settimana si riuniscono col personale civile e 
militare del carcere per discutere i “fatti degli altri"... 
Questi sono i “bravi” per i quali c’è tutto. 


Dall’ altra parte ci siamo i “cattivi” 
detenuti del carcere di Voghera per i 
quali c’è solo la loro dignità , 

1) Noi considerati i Cattivi detetnuti di Voghera, siamo 
divisi su tre sezioni speciali autonome. In pratica tre 
piccoli carceri. Abbiamo decoroso divieto d'incontro 
coi detetnuti delle altre sezioni nonostante tra di noi 
non abbiamo avutop alcun motivo per non poterci 
incontrare. Ora le sezini si moltiplicheranno. Infatti 
sono cominciati i lavori per dividere a metà ogni 
sezione in quanto da una parte ci dovranno stare i 
detetnuti sottoposti alParticolo 41 bis, e dall’altra chi 
ancora sta in lista d’attesa. Infatti ci vuole ben poco per 
essere classificati “ultrapericolosi”. 

2) Ogni sezione è composta da oltre 20 celle ma i 
detetnuti sono circa una decina per sezione di cui la 
metà aggravati dai 41 bis. 

Questi detenuti con l'aggravante sono diventati “ul- 
trapericolosi” dalla mattina alla sera. Perdecretol 
Senza che sia successo nulla che potesse giustificare 
un provvedimento repressivo del genere. Dalla mattina 
alla sera sono stati privati di tutto! Dal fornellino per ri- 
scaldarsi un bicchiere di latte ai colloqui coi familiari, 
alile telefonate menisli, alle ora d'aria, alla socialità. 
Quello che non è stato tolto definitivamente, è stato 
ridotto a metà. 

Mentre ai non interessati del 41 bis è stato lasciato quel 
poco che avevano e il tutto stando a pochi metri di 
distanza gli uni dagli altri. 

Infatti sono stati spostati solo all'altra estremità della 
sezione però severamente privati da poter passare 
loro un caffè. 

Questa è la vera strategia dell’individualizzazione del 
trattamento ideata da Amato e i suoi soci. 



Febbraio 1 993 


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3 ) 

Con i 
rigionieri 
delle altre se- 
zioni se prima vi 
era la possibilità di 
incontrarsi allachiesa ed 
al campo sportivo per fare 
delle partite, possibilità rag- 
giunte nel tempo, ora è stato defi- 
nitivamente tolto tutto. Senza che sia 
successo nulla, lo ripetiamo. 

Però in questo carcere vige l'ideologia del 
“trescare"! 

Il sistema di controllo capillare del detenuto è fondato 
sul principio della costruzione delle “tresche"... Infatti, 
i divieti d’incontro tra soggetti che non hanno alcun 
motivo peressere privati dell’incontrarsi regolarmente, 
fanno nascere i sospetti che poi loro stessi, i dirigenti, 
alimentando mettendo gli uni contro gli altri, alimen- 
tando voci di corridoio, storcendo la reità ai piacimenti 
di chi trama le tresche da dietro le quinte. 

4) T ra la primavera e l’estate '92 è stata sostituita tutta 
la dirigenza. 

Dopo un lungo periodo di tergiversazioni dirigenziali, 
sono finalmente arrivati un direttore e un maresciallo 
comandante che si dice siano definitivi assegnati a 
questo carcere. 

Per un lungo periodo tra l'inverno e la primavera c'e- 
rano state delle “inchieste Ministeriali” per accertare 
non si è capito bene quali infrazioni da parte della diri- 
genza precedente. 

Inchieste che hanno portato appunto allasostituzione 
del personale dirigente. 

Questa nuova dirigenza non appena insediata ha 
cominciato a ritagliare degli spazi di vivibilità che si 
erano raggiunti con la gestione precedente e negli 
anni. Ciò è stata la dimostrazione logica che il nuovo 
che hanno portato è quello di ritornare indietro al trat- 
tamento punitivo del periodo dell’apertura come già 
detto. 

Il tutto è stato fatto per gradi quasi temendo di 
disturbare la “quiete" dei detenuti. 

Ma nei fatti nessuno s'è meravigliato più di tanto 
finora. 

Però in futuro non si può garantire la stessa quiete in 
quanto le misure restrittive stanno creando problemi 
ai familiari nei giorni del colloquio in qunato ili stanno 
facendo aspettare fuori dai cancelli anche delle ore 
perchè mancano le strutture necessarie per svolgere 
il servizio come intende la nuova dirigenza. 

Perciò, se iltutto rientra nella mentalitàdel "provocare" 
gratuitamente I familiari è certo che non ci staremo. 

5) Altra condizione che vogliamo sottolineare è che 
nelle sezioni dei “cattivi", ci sono una gran parte di 


detenuti che stanno differenziati per motivi ridicoli e 
senza nessuna pericolosità oggettiva. Sono dei dete- 
nuti certamente antagonisti che nelle carceri “normali" 
hanno lottato per avere il diritto della saponetta, del 
mangiare cibi mangiabili, dell’avere l'assistenza medica 
etc. etc. Per punizione contro le loro legittime richieste 
sono stati mandati al carcere di massima deterrenza 
di Voghera. 

Altri ce ne sono che sono anni che si fanno la loro 
galera, che non hanno denuncie nè rapporti di pu- 
nizione, che hanno pene irrisorie da scontare, eppure 
non vengono declassificati come si dovrebbe. 

Ci si chiede achi giova mantenere fermo questo stato 
di cose. 

L’altro fatto giusto da denunciare ma che rientra nella 
mentalità tragediografia vogarese, è il comportamento 
padronale del personale civile preposto alla cosidetta 
“assistenza sociale" che occupa il tempo con I "buoni" 
e non si preoccupa minimamente di chiamare anche 
quella parte dei cattivi che non hanno rinunciato alla 
libertà e che sono nelle condizioni di poter usufruire dei 
"benefici di legge” che spettano a chi ha le carte in 
regola pur non essendo infame e/o confidente della 
direzione. 

Queste figure, pur presenti nel carcere, svolgono un 
ruolo di supporto degli ideologhi del “trescare". 
Percuriosità bisognerebbe sapere anche cosa scrive- 
ranno nelle cartelle biografiche di ciascun detenuto 
quando le pesentano , per esempio, al magistrato di 
sorveglianza, al ministero, aicc, eccecc, perdescrivere 
la personalità del detenuto "cattivo”... Con questo 
naturalmente non si pretende di diventare "buoni” alla 
maniera dei "Verdi” ma al contrario si vuole sollevare 
il marcio che c’è al carcere di Voghera per evitare di 
essere contagiati. 


Un gruppo di detenuti 
del carcere speciale di Voghera. 


(Comitato Controsbarre Leoncavallo) 



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Giornale Telematico per l'autonomia in rete 



Centro Sociale Leoncavallo 

Programmazione Musicale 


REGGA! NIGHTS 

Venerdì 26 febbraio 

HEAD QUARTERS (Reggae) 
Sabato 27 febbraio 

RIAMA DI KABA (Afro) 
RADIO REBELDE (Reggae) 

Venerdì 5 marzo 

KENZE NERE 

Sabato ó marzo 
UK SUBS (GB) 

Venerdì 1 2 marzo 

FILO DA TORCERE 
M.O.B. 

Sabato 1 3 marzo 

PEGGIO 

Venerdì 1 9 marzo 

NEXUS 

Sabato 20 marzo 

DOPPIA ELLE 
TEQUILA BOOM BOOM 
POLITICO'S POSSE 

Venerdì 26 marzo 

TOXIC YOUTH 
B. RUDE 

WHY ARE THEY? 

Sabato 27 marzo 

AFRICA UNITED 
LES DOU DOU (Senegai) 

Venerdì 2 aprile 

JAZZ C ROM ATI C ENSEMBLE 


SERATA SK A 
Sabato 3 aprile 

PERSIANA JONES 

& LE TAPPARELLE MALEDETTE 

STRINE 

Venerdì 9 aprile 
SU TA GAR (Euskadi) 

EUSKO HERRIA SUKARRA (Euskadi) 

Sabato 1 0 aprile 

EMBRYO 
NIU TENNICI 

Venerdì 16 aprile 

WAKA WAKA 
CONTE ZERO 

Sabato 1 7 aprile 

INSTIGATORS (GB) 

Venerdì 23 aprile 

MODEL T-BOOGIE 
DEJTRA FARR 

Sabato 24 aprile 
D.O.A. (Vancouver) 

FALL OUT 

Venerdì 1 maggio 

RED HOUSE 
ONE LOVE HI PAWA 

Sabato 1 maggio 
TRACTORES (IsSle Canarie) 

Sabato 8 maggio 

PAS ABRAHAM (Jamaica) 


Via Leoncavallo, 22 MILANO - Tram 33 - MM Pasteur 


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